One Piece: Burning Blood – Recensione

  • Titolo: One Piece: Burning Blood
  • Piattaforma: PlayStation 4, PlayStation Vita, Xbox On, PC
  • Genere: Picchiaduro
  • Giocatori: 1-2
  • Sviluppatore: Spike Chunsoft
  • Publisher: BANDAI NAMCO Entertainment
  • Lingua: Italiano (testi), Giapponese (doppiaggio)
  • Data di uscita: 3 giugno 2016
  • Fanservice appagante
  • Graficamente pregevole
  • Ottima colonna sonora e doppiaggio
  • Può diventare facilmente ripetitivo
  • Personaggi troppo sbilanciati
  • Configurazione dei comandi mal congegnata

Probabilmente nemmeno lo stesso Eiichirō Oda si aspettava che dalla sua mente e dalle sue mani potesse nascere un manga in grado di riscuotere un successo planetario simile. Tutto inizia con parole semplici in grado di elevare gli animi delle persone e lanciarle all’avventura:

“Il suo nome era Gold Roger, il Re dei pirati. Le sue parole in punto di morte spinsero la gente verso il mare. I miei tesori…? Se li volete, sono vostri… Cercateli. Ho lasciato tutto in un certo posto. E così in tutto il mondo iniziò l’era dei pirati.”

Con questa frase ha inizio il manga e le avventure di Monkey D. Rufy colui che tra tutti si erige come successore al trono del re dei pirati, senza malizia, senza cattiveria, con un animo semplice e giocoso che ha sempre catturato il cuore dei lettori. La formula risultò vincente per via dei grandi temi toccati con una semplicità disarmante: l’avventura, lo spirito di libertà, la fratellanza, l’amicizia, la comprensione, il tutto a bordo di una nave pirata che solca il mari con le vele spiegate: semplicemente irresistibile.

Il fiamma della passione


L’avventura della ciurma di “Cappello di Paglia” è veramente sconfinata e non vede ancora la sua conclusione, per fortuna oseremmo dire, e contenerla tutta in un unico gioco non è nemmeno pensabile. Difatti ne sono stati prodotti diversi e tutti validi, vuoi perché le dinamiche del manga si prestano a essere “giocate”, vuoi perché i fan sono sempre pronti ad accettare un nuovo titolo con entusiasmo.  Oggi analizzeremo  One Piece: Burning Blood, un picchiaduro sviluppato da Spike Chunsoft e pubblicato da Bandai Namco per Playstation 4, Playstation Vita, Microsoft Windows e per la prima volta anche su Xbox One.

In Burning Blood verranno presi in considerazione gli avvenimenti del manga inerenti al periodo di Marineford, e per la precisione quelli che concernono la cattura e l’esecuzione pubblica di Portgas D. Ace, il fratello di Rufy, catturato mentre dava la caccia a Barbanera. Ace è il comandante della seconda flotta di Barbabianca e il noto padre/pirata non lascia indietro uno dei suoi figli, mai. Questo la marina lo sa bene e difatti il patibolo è presidiato dagli ammiragli, esponenti con una forza devastante del comando centrale. Inoltre grazie alla fuga da Impel Down di Rufy, alla nuova insediazione nella flotta dei sette di Barbanera e alla moltitudine di personaggi che per un motivo o per l’altro saranno presenti, non si è mai vista una reunion di pirati di tali proporzioni. Piatto ricco per Spike Chunsoft che può così inserire nel suo picchiaduro un roster di personaggi giocabili d’eccezione. Non ci sono dubbi, gli avvenimenti di Marineford sono narrati in maniera eccezionale, i personaggi si contendono il premio di “miglior protagonista” strappandoselo di mano di continuo, tant’è il carisma e il carattere che emanano nella battaglia. Da un pezzo di storia del genere ci si aspetta un gran capolavoro, ed è quello che si sono giustamente aspettati i fan della serie come noi. Purtroppo le aspettative sono state in gran parte deluse anche se con qualche piacevole riserva. Il roster per esempio conta una cinquantina di personaggi giocabili, compresi quelli acquistabili in DLC, tutti molto ben caratterizzati e dotati con dovizia di particolari di tutte le caratteristiche peculiari di ogni singolo pirata.

Un giorno sarò il re dei pirati


La ciurma di One Piece: Burning Blood è vasta e variegata, ma come si comporta sul terreno di gioco? Male, purtroppo. Sono state previste decine di attacchi diversi e decine di tipologie di attacco diverse: sono stati tenuti in conto i poteri dei Frutti del Diavolo, abilità di intangibilità dovuti agli effetti secondari dei frutti di tipo Rogia, effetti di armi contenenti Agalmatolite e attacchi che tengono conto dell’Ambizione. Tutti si incasellano l’uno nell’altro fondendosi, compensandosi e trovando antagonisti naturali: per esempio l’intangibilità dovuta agli effetti Rogia viene resa nulla dall’Ambizione, e tutti i possessori del frutto del Diavolo trovano un nemico naturale nel Karate degli Uomini Pesce e nelle armi a base Agalmatolite. Ogni personaggio ha a disposizione attacchi speciali in base alle sue caratteristiche e combo rese ancora più devastanti dalla Furia, un abilità caricabile che attiva le nostre caratteristiche speciali. Completano il quadro diverse mosse spezza difesa e vendetta, ognuna diversa a seconda del personaggio utilizzato, la possibilità di scontri con più personaggi e le abilità attivabili da comprimari di secondo piano. Purtroppo, nonostante il noto appetito di “Cappello di Paglia”, in  One Piece: Burning Blood la carne al fuoco è davvero troppa facendo diventare gli scontri un mero esercizio di pollici all’insegna del mashing button sfrenato e della bestemmia libera. Il livello di difficoltà infatti è completamente sbilanciato, non si comprende bene se questo è dovuto all’estrema personalizzazione del personaggio o solo a meri errori di calcolo, ma nel corso della battaglia principale affronterete Ammiragli come Akainu in grado di colpirvi a distanza e distruggere la vostra barra energia con due soli colpi. E non è l’unico con un livello cosi sbilanciato in combattimento: le battaglie della saga principale andranno ripetute più e più volte, in maniera a dir poco frustrante nella speranza di azzeccare una sequenza di combo adatta a farvi avere la meglio sul vostro avversario. Oltretutto gli avvenimenti principali vi metteranno di fronte sempre le stesse scene viste sotto punti di vista diversi, dato che comunque, se si pensa alla semplice battaglia, Marineford conta pochi scontri tra pochi, se pur importanti, protagonisti.

Penalizzante, poco varia e frustrante si rivela quindi la Campagna Principale, per fortuna  One Piece: Burning Blood vanta una modalità di Battaglia Libera e una Multiplayer Ad Hoc e Online. In queste modalità avremo la possibilità di creare la nostra ciurma a seconda delle nostre simpatie e formare così equipaggi vari che nel manga non vedremo mai. Anche qui il divario in fase di combattimento purtroppo permane: sono infatti i personaggi in se a essere sbilanciati e formare una ciurma dotata di Frutti del Diavolo Rogia con attacchi a distanza si rivela quasi sempre un modo sicuro per avere la meglio sugli avversari. Completano il quadro, una serie di prove a tema basate sulla storia e con personaggi predefiniti, e una modalità online asincrona che permette di confrontare i dati sulle nostre abilità aggregandoci a una ciurma in una lotta a livello mondiale, che in caso di successo farà la gioia di Nami riempiendoci di Berry. Peccato per questo sbilanciamento in fase di battaglia, se questo aspetto non penalizzasse cosi pesantemente il titolo,  One Piece: Burning Blood sarebbe stato un must da avere assolutamente.

Bene e male non sono che colori sulla tela, i cui nomi cambiano di continuo!


Per ora  One Piece: Burning Blood ha meritato solo un insufficienza a livello di gameplay, per fortuna il lato artistico/tecnico del titolo risolleva un po il tutto. Modelli poligonali 3D ben realizzati e caratterizzati, costumi e personaggi variegati anche sulla linea spazio temporale, audio coinvolgente e doppiaggio in lingua originale risollevano il titolo, rispondendo alle aspettative dei fan. One Piece è una passione e quando ci si confronta con le passioni la cura del dettaglio è essenziale. Per fortuna in questo Spike Chunsoft non ha mancato il bersaglio, riuscendo così a fare di  One Piece: Burning Blood almeno un acquisto obbligato per i fan. Buoni anche i pochi scenari interattivi, con elementi che si distruggo sotto i nostri colpi e con una buona realizzazione grafica. L’effetto dello scontro in finta prospettiva 3D si coniuga bene con questi scenari dando buona profondità ad un primo impatto visivo. Purtroppo anche qui a livello di giocabilità il tutto risulta macchinoso. Gli ambienti risultano più piccoli di quello che ci si aspetterebbe e nonostante questo, a volte il nemico viene scagliato troppo lontano da noi, e nel caso vi ritroviate un avversario difficile e in grado di colpirvi a distanza, questo equivale a morte certa. Un plauso alla possibilità di utilizzare il medesimo personaggio in momenti della storia diversa, godendo cosi di trasformazioni diverse e di aspetti e tecniche differenti. Ottima anche l’attenzione posta ai costumi di alcuni dei personaggi in alcuni momenti tipici della serie che ci permettono di rivivere la storia a 360 gradi. Ma purtroppo è davvero pessima la scelta di Spike Chunsoft di creare cosi tanti DLC a pagamento extra per ottenere nuovi personaggi e costumi giocabili, oltretutto neanche a prezzo contenuto. Oltre all’acquisto del titolo a prezzo pieno si devono sborsare quasi 25 euro per godere dei contenuti extra, e diventano pure di più se non si decide di procedere a un unico acquisto. Il tutto per ottenere una manciata di personaggi in più e una serie di costumi.

Giudizio finale

In ultima analisi, One Piece: Burning Blood è un titolo che nonostante le enormi potenzialità -e l’affetto che scaturisce dalla saga- presenta davvero troppe lacune per essere considerato un must del genere. Si salva per via dell’affetto che lega i fan alla storia e per il roster di personaggi in grado di far rivivere il manga, ma a causa del gameplay e del combat system poco curati, risulta lacunoso e poco piacevole da essere giocato. Una grafica accattivante, l’audio e il doppiaggio ben rifiniti e numerosi artwork giustificano a malapena l’acquisto, sempre se non si considerano i numerosi DLC a pagamento che forse era meglio inserire nel titolo originale. Peccato sfruttare così male un titolo che vanta un seguito del genere. One Piece: Burning Blood è un titolo consigliato solo ai curiosi e a tutti i fan dell’opera natia.

Voto

65
  • Storia - 60
  • Gameplay - 55
  • Comparto Tecnico - 80

Informazioni su Matteo "Crazy" Cadeddu

Mai cresciuto del tutto, comincia a smanettare sui computer quando definirli tali era esagerato. Dallo ZX Spectrum alla PS4, ha giocato con qualsiasi cosa sia stata degna di nota. Odia gli stupidi, aiuta i deboli e dall’invasore ci difenderà, no aspettate quello era Daltanious, ma il concetto rimane invariato. Non è facile piegarlo e odia chi non è in grado di cambiare idea. Ama il romanticismo ma non lo ammetterà mai, neanche sotto tortura. Sempre pronto a dare una mano, aiuta tutti coloro che se lo meritano.

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