Rabi-Ribi – Recensione

  • Titolo: Rabi-Ribi
  • Piattaforma: PlayStation 4, PlayStation Vita,  PC (STEAM)
  • Genere: MetroidVania, Bullet Hell
  • Giocatori: 1
  • Sviluppatore: CreSpirit
  • Publisher: PQube
  • Lingua: Inglese (testi), Giapponese/Inglese (doppiaggio)
  • Data di uscita: 1 settembre 2017
  • Longevo
  • Coloratissimo
  • Fanservice quanto basta
  • Grafica retrò
  • Difficoltà elevata
  • Bullet hell al limite del possibile
  • Colonna sonora poco evocativa
  • Quest e progressione molto confuse

Dopo svariati anni, ci ritroviamo tra le mani un metroidvania molto curioso e con una difficoltà non indifferente, difatti oltre ad i classici elementi di backtracking caratteristici del genere, presenta boss fight composte da sessioni bullethell davvero impegnative. Riusciremo con la nostra coniglietta a schiavare tutti i proiettili avversari?

UN SALTO NEL PASSATO


Rabi-Ribi ci racconta la storia di Erina, una coniglietta che improvvisamente si è ritrovata trasformata in un’umana alla ricerca del proprio padroncino. In questo viaggio sarà accompagnata da Ribbon, una simpatica fatina che con i suoi poteri le darà una mano durante la sua ricerca per tornare a casa. Il gioco ci mette subito all’azione portandoci nella Rabi Rabi Town, che ci farà da “campo base”. Infatti all’interno della città è presente un negozio e avremo la possibilità di ritrovare tutti i personaggi che incontreremo nel corso della nostra avventura che ci daranno quest o attiveranno eventi particolari, il tutto deliziato da simpatici sprite in stile manga dei più canonici stereotipi giapponesi; dalla loli fino alla maid e alle neko-girl (ragazze con fattezze feline) fino a passare alla nostra protagonista vestita da coniglietta sexy. Il gioco richiama chiaramente i titoli più famosi dell’era dei 16-bit, riportandoci con la mente nel periodo dove il Super Nintendo spopolava come home console, andando a prendere alcuni punti salienti dei titoli dell’epoca come Metroid. Difatti ci ritroviamo in un titolo dove ogni zona è collegata ad un’altra e ci lascia buona parte di esplorazione con piccole aree segrete e vari trucchetti per scoprire nuovi passaggi. Nonostante questa prospettiva intrigante, proprio a causa della libertà e degli ambienti legati tra loro spesso sia subquest che mainquest risultano essere confuse e senza un qualsiasi binario guida ad indirizzarci, potremmo girare per una zona per ore per poi scoprire che in quel momento non eravamo pronti ad affrontarla poichè, a differenza dei capostipidi di questo stile di gioco che non permettevano l’accesso a intere aree prima di aver sbloccato qualche abilità o simili, molte zone sono accessibili sin da subito, ma per visitare quella stanza che ci servirà per andare avanti avremmo bisogno di un eventuale potenziamento che si trova da tutt’altra parte, rendendo a volte l’esperienza esplorativa frustrante e ripetitiva.

ELEMENTI RPG MA DIVERSI


Come anticipato precedentemente, il gioco ci metterà nei panni di Erina con Ribbon come “famiglio”. Questa coniglietta trasformata in una versione umanizzata e la fatina tutto pepe avranno una barra dei punti vita, una potenza d’attacco, del mana e varie statistiche come velocità, potenza delle magie, rigenerazione e molte altre, ma non hanno una barra d’esperienza. Difatti nonostante alcuni boss e miniboss avranno specificato il proprio livello, Erina non avrà mai un level up ne potrà equipaggiare armi nuove, ma potrà aumentare i propri attributi solamente con dei consumabili che possono essere trovati o in quantità limitatissime dentro il negozio della città, o nascoste nei posti più impensabili nelle varie zone; tutto ciò non è un vero difetto, ma avendo così tanti elementi RPG anche il farming, sperando di trovare un determinato drop, sarebbe risultato sicuramente un ottimo elemento. Fortunatamente per attutire la mancanza d equipaggiamenti canonici, il gioco ci ha fornito delle medaglie da poter equipaggiare che possono essere tradotte, visti gli effetti, come i semplici anelli dei vari RPG; avremmo la medaglia per i gold, quella che ci farà guadagnare più HP e tante altre. Il sistema di equipaggiamento di quest’ultime risulta un minimo gestionale poiché ognuno di questi oggetti occuperà dei punti slot che risultano essere limitati, quindi ricordate di cambiare le medaglie in base alle situazioni!

Come sistema di combattimento la nostra eroina, oltre ad una serie di attacchi effettuabili con il suo martello di fiducia, sarà in grado di lanciare delle bombe a forma di carota e può chiedere a Ribbon di usare le sue magie per colpire i nemici dalla distanza; molte magie e tecniche verranno apprese durante il corso del gioco con il proseguire della storia o della nostra esplorazione, ma spesso gran parte delle abilità basilari, come una semplice scivolata o un doppio salto, ci vengono offerte dopo svariate ore del gioco rivoluzionando non solo il gameplay ma costringendoci a noiose sessioni di backtracking per ricordarci dove era necessario un salto più slanciato o passare sotto un muro.

UN INFERNO COLORATO


Il gioco nonostante sia coloratissimo con una grafica molto minimale ma gioiosa, ed oltre ad avere delle soundtrack accattivanti e allegre, risulta essere in realtà un piccolo inferno. Difatti nonostante inizialmente possa sembrare un gioco molto semplice dopo il primo capitolo, la difficoltà sale esponenzialmente rendendo molte zone e boss fight davvero delle torture. Il game over è raggiungibile davvero in maniera molto semplice, fortunatamente però dopo un paio di tentativi il gioco ci viene incontro chiedendoci se vogliamo una mano e donandoci un pochino di rigenerazione HP e simili per un determinato scontro, sicuramente una cosa gradita sotto un certo punto di vista ma dall’altra potrebbe far storcere il naso ad eventuali hardcore gamer. Fortunatamente i comandi sono reattivi e rispondono bene ad ogni nostro input, una cosa davvero importantissima poichè le boss fight nonostante siano le tipiche lotte chiuse in una stanza diventano dei veri campi di battaglia con noi che cerchiamo di saltare da una parte all’altra per schivare tutto ciò che il nemico ci tirerà contro. Infatti una nota molto particolare di tale titolo è la sua componente bullet hell dato che ogni boss ha mosse peculiari e riuscirà a riempire, tra laser e proiettili vari, lo schermo portandoci senza alcun problema all’esasperazione e all’insulto della ragazza di turno.

CHI È LA BEST GIRL?


Si è parlato di una grafica molto minimale simile ai tempi dei 16-bit, ma la cosa che più ci ha colpito sono gli sprite che saltano fuori durante i dialoghi. Ci son davvero tanti personaggi con cui interagire in città una volta scovati, offrendoci anche un bel vedere durante le animazioni al limite dell’Ecchi (Il termine è utilizzato per indicare opere Giapponesi a contenuto erotico) con i cliché dei vari anime: la maid, la neko, la diavolessa, starà a noi decidere con chi avere più interazioni, infatti a Rabi Rabi Town queste dolci fanciulle ci daranno dei power up o degli oggetti interessanti, oltre a sbloccare eventuali subquest per ottenere oggetti o incontrare qualche ragazza in luoghi sperduti, come in mezzo al ghiaccio o in qualche dimensione digitale! Sia di ragazze che di ambienti ce ne sono di tutti i gusti, chi sarà la vostra preferita?

Giudizio finale

Il titolo si è rivelato una piccola sorpresa che nonostante i difetti come il backtracking, la mancanza di linee guida ed una trama molto abbozzata, risulta totalmente apprezzabile. Inoltre gli sprite Ecchi rendono il tutto più piacevole mischiando le torture del bullet hell con la gioia per gli occhi dei discorsi post bossfight. Sicuramente aiutare questa piccola coniglietta a tornare a casa e alla propria realtà non sarà un’esperienza facile, ma risulterà essere piacevole e apprezzabile soprattutto per gli amanti di questo genere che tende a sparire piano piano.

Voto

70
  • giudizio complessivo - 70

Informazioni su Antonio "Untoldzero" Mennillo

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