Tales of Berseria – Recensione

  • Titolo: OCTOPATH TRAVELER
  • Piattaforma: PlayStation 4, PC
  • Genere: JRPG
  • Giocatori: 1
  • Sviluppatore: BANDAI NAMCO Entertainment
  • Publisher: BANDAI NAMCO Entertainment
  • Lingua: Italiano (testi), Inglese e Giapponese (doppiaggio)
  • Data di uscita: 26 gennaio 2017
  • Narrativa matura e accattivante
  • Personaggi ben sviluppati
  • Combat system frenetico come da tradizione
  • Nemici e NPC poco curati rispetto ai personaggi principali
  • Mappe e ambientazioni sottotono
  • Poche attività secondarie e di qualità scadente

Verso la conclusione dell’anno 2015 arrivava sul mercato Tales of Zestiria, titolo appartenente alla fortunata serie di JRPG targata BANDAI NAMCO Entertainment, che è stato il primo episodio del brand ad approdare sull’ammiraglia di casa Sony. Il gioco, pur rivelandosi un buon prodotto, non aveva convinto appieno a causa di una narrativa piuttosto scontata e personaggi abbastanza stereotipati, incastrati in un ruolo di “buoni a tutti i costi” che lasciava ben poco spazio ad una caratterizzazione fresca e originale. Nel 2016 (2017 da noi nel vecchio continente) Hideo Baba ha comunque deciso di provare ad esplorare nuovamente il mondo di Zestiria, e lo ha fatto proponendoci una storia ambientata diverse decadi prima rispetto alle vicende di Sorey e compagni, in modo da poter sviluppare dei personaggi inediti e al tempo stesso mantenere filo conduttore che lega tra loro i due capitoli. Il risultato degli sforzi di Baba è Tales of Berseria, un titolo che, pur essendo legato al suo predecessore, si rivela totalmente diverso da quest’ultimo, risultando pienamente godibile anche da coloro che non hanno avuto modo di giocare Tales of Zestiria.

LA TRISTE STORIA DI VELVET CROWE


La protagonista delle vicende di Tales of Berseria è Velvet Crowe, una ragazza come tante altre, che conduce una vita tranquilla in un piccolo villaggio nel cuore della foresta. Velvet vive col suo fratello minore Laphicet e suo cognato Artorius, un abile spadaccino dotato di poteri da esorcista che, dopo la morte dia sua moglie Celica (sorella di Velvet) e del bambino che portava in grembo, ha iniziato a prendersi cura di Velvet e Laphicet. Le difficoltà nella vita della giovane Velvet sicuramente non mancano: in primo luogo, tre anni prima ha avuto luogo la “notte scarlatta”, un misterioso evento durante il quale la luna si è tinta di rosso e, per la prima volta, i demoni hanno fatto la loro comparsa nel mondo degli umani, portando con loro anche la Demonite, una malattia che trasforma le persone in mostri demoniaci. Celica è stata uccisa proprio durante quella notte, nonostante Artorius avesse tentato invano di salvarla. Come se non bastasse, Laphicet è malato e la sua salute è cagionevole, Velvet deve quindi prendersi cura di lui e cacciare per procurarsi la selvaggina da vendere in modo da pagare le medicine di cui il fratello ha bisogno. Nonostante tutto, Velvet riesce a condurre una vita serena, e l’affetto fraterno che prova nei confronti di Laphicet le è sufficiente per continuare a sorridere ed essere felice, mentre suo cognato Artorius, visti i suoi poteri da esorcista e la sua abilità con la spada, è diventato il difensore del villaggio. Purtroppo, questa situazione di calma non è destinata a durare: una sera, la notte scarlatta si ripresenta, gli abitanti del villaggio vengono sterminati e Velvet, attonita e incredula, assiste ad una scena che non avrebbe mai immaginato di vedere: Artorius sacrifica la vita di Laphicet in un rituale oscuro, scatenando in Velvet una rabbia e un odio incontrollato che la portano a contrarre la Demonite, diventare un demone e giurare vendetta.

La vendetta è proprio ciò che motiva Velvet ad iniziare il suo viaggio: lei non è un’eroina, è una semplice ragazza che, dopo aver perso tutto ciò che aveva di più caro al mondo, ha finito col trasformarsi un mostro, apparentemente incapace di provare sentimenti diversi dalla rabbia e dal rancore. Anche i compagni che affiancheranno Velvet nel suo viaggio, di certo non agiscono per puro altruismo nei confronti della protagonista, ognuno di loro infatti ha uno scopo da raggiungere, e una personalità che presenta diverse sfaccettature, ognuno con i propri pregi e i propri difetti. Tales of Berseria dunque rompe gli schemi del suo predecessore (e anche dei JRPG in generale, se vogliamo), mettendoci al comando di un party composto da personaggi più umani che, sia nello scopo che nella caratterizzazione, non incarnano la figura degli eroi senza macchia intenti a salvare il mondo. Non mancheranno infatti i momenti in cui Velvet, prenderà decisioni spietate senza esitare, guidata dalla sua incrollabile determinazione e dal suo desiderio di vendetta. L’opera ci offre quindi una narrativa più matura rispetto a Zestiria, che sarà intervallata da qualche siparietto tra i personaggi, ma manterrà sempre la sua natura cupa, invogliando il giocatore a proseguire e scoprire cosa succederà andando avanti.

DEMONI E ANIME


Dal punto di vista del gameplay, in Tales of Berseria ritroviamo tutti gli elementi tipici del combat system in tempo reale della serie Tales of: il giocatore controllerà uno dei membri del party, mentre gli altri saranno gestiti dall’IA, e sarà possibile assegnare ad ognuno dei 4 pulsanti principali una combo di arti. L’esecuzione di un’arte consumerà la BA (Barra Azione), suddivisa inizialmente in tre sezioni a forma di rombo chiamate “anime”, e andrà a rigenerarsi in automatico col tempo mentre il personaggio non sta attaccando. In questo capitolo della serie, infliggere uno status alterato a un nemico andrà ad incrementare di 1 il numero di anime in possesso del personaggio, aumentando così la lunghezza della BA, mentre viceversa subire un’alterazione di status ridurrà le anime di 1, rendendo impossibile la concatenazione di più arti una dopo l’altra. L’utilizzo delle manovre difensive come la schivata e la parata diventa quindi fondamentale, onde evitare di subire troppi attacchi, che potrebbero portare ad un’alterazione di status riducendo così l’efficacia in battaglia del personaggio utilizzato. La suddivisione delle arti in categorie è simile a quella vista in Tales of Zestiria: abbiamo le arti occulte, leggermente lente nell’esecuzione ma potenti, le arti marziali che sono le più rapide da eseguire, e infine le arti malak (l’equivalente delle arti serafiche di Zestiria), caratterizzate da un tempo di lancio elevato, ma capaci di infliggere ingenti danni ai nemici o di curare gli alleati e, naturalmente, sono presenti le immancabili arti mistiche, vere e proprie mosse finali da utilizzare alla fine di una combo per ottenere un output di danni considerevole. Naturalmente, ogni arte presenta un attributo elementale o sarà particolarmente efficace contro una data categoria di nemici, pertanto andare a modificare il set di arti associate ai pulsanti a seconda del tipo di avversario affrontato sarà indispensabile per massimizzare i danni.

La novità nel combat system, oltre alla presenza delle anime, è caratterizzata da un attacco particolarmente potente, attivabile con la pressione del pulsante R2 e chiamato “anima di sfondamento” che, oltre a danneggiare i nemici di fronte a Velvet, la farà entrare in una forma demoniaca che potenzierà i suoi attacchi, rimuoverà tutti gli status alterati e le permetterà di concludere la combo di arti con un ulteriore attacco particolarmente efficace. Il punto debole di questa tecnica e che la sua esecuzione, oltre a consumare un’anima, regalerà anche un’anima al bersaglio, sarà quindi necessario dosare l’utilizzo delle anime di sfondamento o usarle solo per rimuovere uno status alterato molto fastidioso o per dare il colpo di grazia ad un nemico ostico. La gestione dell’equipaggiamento è piuttosto classica: ogni personaggio avrà a disposizione un totale di 6 slot equipaggiamento: arma, anello, monile, armatura, accessorio e stivali, ed è possibile migliorare ogni pezzo di equipaggiamento in un qualsiasi negozio all’interno del mondo di gioco, consumando gli appositi materiali, che possono comunque essere recuperati “smontando” gli equipaggiamenti in disuso. Complessivamente il combat system funziona, e mantiene quello stile frenetico tipico della serie aggiungendo qualche piccola novità, i veterani tuttavia dovrebbero iniziare la partita impostando uno dei livelli di difficoltà più avanzati, dal momento che, diversamente, le battaglie risultano piuttosto semplici da portare a termine.

MARINAI IN ERBA


Ciò che caratterizza il mondo di gioco di Tales of Berseria è la presenza di numerose isole, sulle quali sono stanziati i vari centri abitati. La maggior parte degli spostamenti avverrà quindi in nave, tramite un menu che ci permetterà di selezionare dove recarci, sbloccando le varie aree man mano che andremo avanti nell’avventura mentre, una volta sbarcati, l’esplorazione avverrà a piedi. Il titolo ha quindi una natura piuttosto lineare, che prende le distanze dai recenti RPG open world e che non presenta mappe sconfinate. A tal proposito, se da un lato il design dei membri del party e dei principali antagonisti è di ottima fattura e ben curato, non si può certo dire lo stesso per quanto riguarda le ambientazioni, i nemici comuni e gli NPC, che non risultano particolarmente ispirati. Come attenuante possiamo dire che anche in questo caso si tratta di un titolo crossgen (sebbene la versione per PlayStation 3 sia stata rilasciata solo sul mercato asiatico), ma nonostante ciò, di sicuro sul versante del map design si poteva fare qualcosa in più. Anche le missioni secondarie non sviluppano sotto trame degne di attenzione e sono abbastanza semplici e monotone da portare a termine, fortunatamente però sono in buona parte ignorabili e, vista la buona qualità della main quest, non è assolutamente sbagliato lasciarle perdere per dedicarsi alla storia principale. A condire il tutto ci sono alcune attività secondarie: diversi minigiochi che consentono di guadagnare punti scambiabili con oggetti utili, oppure l’abbattimento dei cosiddetti “demoni codice rosso”, nemici particolarmente potenti disseminati per le mappe la cui sconfitta consentirà di guadagnare qualche gald extra. Ottimo il doppiaggio giapponese, che come di consueto risulta essere diverse spanne sopra rispetto alla sua controparte anglofona, mentre la colonna sonora presenta alcuni brani particolarmente riusciti, che rimangono impressi anche dopo aver spento la console, e altri meno memorabili, risultando comunque più che buona nel complesso. Dal punto di vista della longevità c’è ben poco da recriminare: anche ignorando le missioni secondarie, la main quest richiederà tra le 40 e le 45 ore per essere portata a termine, una durata in linea con il genere dei JRPG.

Giudizio finale
85

Tales of Berseria è un titolo che riesce a sopperire alle mancanze del predecessore, proponendo una storia ben articolata, in cui per una volta il giocatore non è chiamato a vestire i panni dell’eroe senza macchia destinato a grandi imprese, ma si ritrova di fronte ad una protagonista più umana, costretta dal suo triste destino a trasformarsi in un mostro per vendicarsi dell’uomo che le ha strappato tutto ciò che aveva di più caro al mondo. Se siete appassionati di JRPG, un cast di comprimari di prim’ordine e una narrativa ben scritta, vi terranno sicuramente incollati allo schermo per diverse ore.

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Cacciatore di mostri specializzato nell’uso di due lame in contemporanea, tra una battuta di caccia e l’altra non disdegna attività più soft come l’allenamento e l’allevamento dei Pokémon. Fedele al Sommo Helix, attende con impazienza la sua reincarnazione, lottando per contrastare la malefica piaga dei DLC e dei season pass. Gira voce che potrebbe tagliarsi le mani se costretto a fare una partita a un gioco di simulazione calcistica.