Crash Bandicoot N. Sane Trilogy – Recensione

  • Titolo: Crash Bandicoot N. Sane Trilogy
  • Piattaforma: PlayStation 4, Xbox One, Nintendo Switch, PC
  • Genere: Platform
  • Giocatori: 1
  • Sviluppatore: Vicarious Visions
  • Publisher: Activision
  • Lingua: Italiano
  • Data di uscita: 30 giugno 2017 (PS4), 29 giugno 2018
  • 100% Crash Bandicoot
  • Ricostruzione maniacale dei livelli
  • Gameplay inalterato rispetto agli originali
  • Livello di difficoltà a volte eccessivo
  • Sistema di controllo inadeguato nei livelli in cui si guida il jetpack
  • Non adatto a tutti

Folle, svitato, e tutto arancione. Dopo una lunghissima pausa, la mitica mascotte della prima PlayStation torna sugli schermi dei suoi innumerevoli e ormai assopiti fan. Crash Bandicoot è qui e non potrebbe essere più in forma!

TANTO TEMPO FA, SU UNA CONSOLE LONTANA LONTANA…


In oltre cinquant’anni di storia, il mondo dei videogiochi è riuscito a dar vita a diversi personaggi in grado di sfondare quel muro invisibile che divide i vari medium ed entrare quindi a far parte della cultura popolare. Provate a chiedere alla vostra ragazza se conosce Pac-man, Lara Croft o Super Mario: la risposta sarà certamente affermativa. Il nome di Crash Bandicoot forse non la farà rispondere con altrettanta prontezza, ma se le mostrerete un’immagine allora la sentirete certamente esclamare: “ah, la volpe!”… bhè, non proprio, penserete voi, ma ad una ventina d’anni dalla sua prima apparizione e dopo una quindicina dall’ultima degna di nota, anche questa affermazione fa capire la forza con cui il mitico marsupiale irruppe sulla prima PlayStation.

Correva l’anno 1996 quando una giovane Naughty Dog mostrò tutto il proprio talento realizzando un rivoluzionario platform 3D lodato da critica e pubblico. I due seguiti diretti migliorarono esponenzialmente la qualità del gioco e, insieme al titolo di corse Crash Team Racing, permisero a Naughty Dog, a Crash e alla PlayStation di entrare nel cuore di milioni di videogiocatori. Negli anni e generazioni di console successive, l’IP di Crash roteò, come lo svitato protagonista, da uno studio all’altro producendo titoli dimenticabili e largamente sottotono rispetto alla trilogia originale, la maggior parte dei quali passò, fortunatamente, sotto un imbarazzato silenzio. Nonostante tutto però, l’amore per Crash è rimasto dormiente nel cuore di numerosissimi fan che oggi, dopo più di vent’anni da quel primo amato capitolo, possono finalmente rivivere le avventure dell’iconico protagonista. Activision, l’attuale detentrice dei diritti, ha affidato al team americano Vicarious Visions gli ormai malconci file sorgenti della trilogia originale, con lo scopo di rifare il look completo alle prime avventure seppur riproponendo in maniera completamente inalterata lo spirito ed il gameplay. Il risultato è una “Crash Bandicoot N. Sane Trilogy” in grado di scalare le classifiche di vendita e riportare il mito al suo posto nell’olimpo del videogioco.

TANTA NAUGHTY DOG E UN PO’ DI VICARIUS VISIONS


La cura nella ricostruzione dei giochi è maniacale al punto da poter ancora distinguere in maniera chiara la crescita tecnica di Naughty Dog che, un capitolo dopo l’altro, prendeva sempre più consapevolezza delle potenzialità offerte dall’hardware della scatoletta grigia. Il gameplay del primo Crash Bandicoot per esempio risulta decisamente più legnoso rispetto al terzo capitolo e ancora oggi è possibile percepire quanto il level design sia ottimizzato per il d-pad piuttosto che per le levette analogiche, completamente assenti sui joypad dell’epoca. Infatti, nel primo capitolo l’utilizzo dell’analogico può spesso portare a maldestre cadute nel vuoto causate da una non considerazione della profondità, difetto poi limato fino a sparire nei due capitoli successivi. Anche la difficoltà cala drasticamente da un gioco all’altro: il primo Crash Bandicoot è tanto difficile da sfociare spesso in bieca frustrazione e riesce quasi quasi a far rimpiangere Super Meat Boy dopo l’ennesimo salto sbagliato per una frazione di secondo. In particolare due livelli situati su un ponte sospeso hanno seriamente rischiato di far sbattezzare il sottoscritto, mentre un soddisfatto Uka Uka annunciava l’ennesimo game over.

La difficoltà del secondo e terzo capitolo invece (per fortuna) cala in maniera progressiva, sia grazie al maggiore arsenale a disposizione del protagonista, sia per precise scelte di game design applicate in quegli anni non solo a Crash ma a buona parte delle produzioni dell’epoca, atte a rendere più main stream tutto il settore videoludico che proprio la prima PlayStation ha traghettato dalla nicchia alla cultura pop. Nel terzo capitolo in particolare i vari livelli, seppure mantenendo una buona difficoltà, vengono divorati uno dopo l’altro grazie anche alla maggiore varietà del gameplay che prevede livelli subacquei, su aeroplano o in moto, questi ultimi precursori di quello che sarebbe poi diventato un Crash Team Racing sulla cui remastered non spereremo mai abbastanza. Lo stesso level design, lo stesso gameplay, le stesse sfide: questo è il Crash Bandicoot che noi tutti fan di vecchia data aspettavamo, uguale a sé stesso eppure rinnovato dall’aggiunta di Coco Bandicoot come secondo personaggio giocabile in tutte le avventure e di Aku Aku pronto a darci una mano dopo l’ennesimo respawn anche nel primo capitolo. Una modifica gradita invece sarebbe stata una revisione del sistema di controllo del jetpack utilizzabile in un paio di livelli alla fine del secondo gioco. Qui il nostro Crash dovrà muoversi su tutte e tre le dimensioni, con l’analogico sinistro dedicato agli spostamenti laterali e in altezza, e i dorsali R2 e L2 per avanzare o retrocedere. La configurazione dei tasti, corrispondente a quella originale, risulta completamente inadeguata ad affrontare i livelli, non offrendo la precisione necessaria e generando spesso confusione. Un coinvolgimento dell’analogico destro sarebbe stato gradito e avrebbe permesso a questi livelli di poter essere affrontati al meglio.

BARBA E CAPELLI AL BANDICOOT


A livello artistico non c’è che dire: il lavoro di ricostruzione eccelle sotto ogni punto di vista. Il comparto grafico è stato completamente ricostruito da zero con modelli poligonali dettagliati e fedelissimi agli originali e delle animazioni che ripropongono le stesse movenze e lo stesso livello di follia. Gli effetti di illuminazione poi, come anche la pioggia, sono una gioia per gli occhi in grado di donare profondità e solidità al mondo di gioco. Anche il comparto audio non è da meno, con una colonna sonora riarrangiata ed un doppiaggio rieseguito da zero per corrispondere al meglio alle nuove cutscene, anch’esse completamente rifatte sia a livello di inquadrature sia di regia, eppure straordinariamente fedeli delle controparti originali. La sensazione è quella di trovarsi davanti ad un cartone animato della pixar tanta è la cura per i particolari e i dettagli. Una cosa che manca rispetto a numerose remastered fin ora uscite è la possibilità di passare fra la grafica nuova e la vecchia, a causa della quasi totale ricostruzione che Vicarius Visions ha dovuto affrontare per riportare in vita Crash. Tuttavia non ci sentiamo di annoverare questa piccola mancanza fra i difetti, essendo a tutti gli effetti un semplice orpello normalmente sfruttato per saziare la curiosità in appena una manciata di occasioni.

Giudizio finale
92

Crash Bandicoot N. Sane Trilogy è la raccolta definitiva delle prima gloriosa trilogia apparsa sulla prima PlayStation. Con una componente visiva e sonora completamente rinnovata e davvero degna di applausi, questa remastered ha il grande pregio di riproporre un gameplay inalterato rispetto ai giochi originali con alcune aggiunte e rifiniture che ne vanno ad innalzare la qualità. Purtroppo l’elevatissima difficoltà, in particolare del primo capitolo non lo renderà un gioco per tutti; inoltre una non ricalibratura del sistema di controllo del jetpack non permetterà di godere al meglio di un paio di livelli. Nonostante questi piccoli difetti, Crash Bandicoot N. Sane Trilogy è un must per tutti i fan del mitico marsupiale che, nonostante gli anni accumulati non è mai apparso così in forma. Ora, cara Activision, non farci aspettare altri vent’anni per la remastered di Crash Team Racing e per un capitolo inedito.

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Cresciuto con la frase “i videogiochi sono il male del multiverso”, rimane abbagliato da Golden Axe sul 486 del cuginetto in tenera età. Da quel momento vive giorno per giorno sperperando ogni spicciolo in qualsiasi action adventure, platform, FPS single player e JRPG a turni. Per questa sua compulsiva ed insana mania, tira avanti come nullatenente negli slum di Midgar, allacciandosi abusivamente alla rete elettrica pubblica per alimentare il suo PC e la sua amata collezione di PlayStation.