GOD EATER – Recensione

Un misterioso ragazzo, un simbolo, un laboratorio, un’arma… È così che inizia GOD EATER. Il protagonista, Lenka Utsugi, stringe un patto con la Fenrir, organizzazione militare il cui compito è uccidere i mostri che stanno sterminando la razza umana, gli Aragami. Nella sua iniziazione, ci vengono presentati gli scienziati che hanno creato il progetto God Eater, un gruppo di ricercatori che scoprirono una nuova fonte di energia, ma che poi si rivelò essere fatale, in quanto costituita da cellule in grado adattarsi e crescere in fretta. Dopo molti tentativi, al fine di essere incluso nella squadra punitiva anti-Aragami, Lenka disubbidisce agli ordini e sfrutta il momento dell’infiltrazione dei mostri nel bastione per dimostrare la sua forza e determinazione. Nel frattempo molti umani vengono piegati dagli Aragami; uno di essi viene prepotentemente sbalzato contro delle rovine, ma Lenka, appena arrivato, se ne accorge e lo soccorre. Nella battaglia perde la sua God Arc, l’arma dei God Eater, e viene salvato da Soma Schicksal, Sakuya Tachibana e Lindow Amamiya: un gruppo di God Eater professionisti, che proprio in quel momento stavano tornando alla base. Dopo la sua insubordinazione, Lenka viene rinchiuso in carcere, venendo a sapere anche che il ragazzo strappato alla morte è stato ucciso per averlo aiutato a fuggire dallo stesso, atroce, destino.

Basato sull’omonimo gioco per PSP, GOD EATER è un misto di azione e grafica mozzafiato, che ci spingono ancora più in là con la capacità di rendere realistico, con tecniche adatte, un disegno curatissimo. Creato con acquarelli e tanta pazienza, è uno dei pochi anime che mi ha stupito per la sua fluidità e bellezza visiva; anche se le ombre e le luci rimangono un punto debole nella maggior parte dell’animazione, l’aspetto e la velocità di azione dei personaggi ci dimostra che non servono tanti soldi per migliorare, ma solo tecnica e tanta fatica. Un altro dei punti che potrebbe tornare a sfavore, ma che molti non considerano, è la grafica 3D applicata ai mostri, gli Aragami; è vero che di questi tempi la realizzazione 3D dei modelli è più che vantaggiosa, ma con una grafica ben realizzata, non se ne sente il bisogno. Le musiche dell’anime sono molto più scadenti rispetto alla qualità visiva; composte dai Ghost Oracle Drive, sono il punto debole di quello che poteva essere un bel progetto. Senza dimenticare che per ogni episodio ne siano state realizzate solo una o due. I personaggi vengono caratterizzati superficialmente e molto più lentamente rispetto ai classici anime, in cui nelle prime due o tre puntate si viene a conoscenza dell’intero obiettivo, sia del protagonista che della sua nemesi. La storia risulta ben strutturata: nel preciso momento in cui viene richiesta una spiegazione sugli Aragami, mista alle loro caratteristiche, compaiono flashback esplicativi che ci riportano al passato per poi tornare al presente. Nonostante la storia sia lenta e i personaggi caratterizzati in lungo tempo, l’unico valore che ci viene trasmesso è il lavoro di squadra, uno dei temi più importanti nell’intero anime; senza di esso, le missioni non possono essere portate a termine, a causa dell’enorme mole di Aragami presenti sulla Terra.

In conclusione, GOD EATER è sicuramente un buon anime da gustarsi nel tempo libero, ma che non fa gridare al “capolavoro”, con fasi salienti e momenti di calma apparente, contornati da un’ottima realizzazione grafica, ma che pecca della mancanza di ombre giuste e di una colonna sonora che rimane scialba e poco caratterizzante rispetto alla sua controparte visiva. Vi è infine da dire un’ultima cosa: anche se con alcune pecche, può comunque essere considerato un anime sopra la media, con un punteggio di 70 (di cui 60 solo per la grafica), supera i classici anime da sabato sera e porta a casa un contenuto dark ed esplosivo che molti apprezzeranno.

Idraulico a tempo pieno, ha imparato a rompere blocchetti e salvare principesse dal suo idolo d’infanzia: Super Mario. Tra tutte le console? Nintendo! Non ha dubbi, ma solo perchè spera in un futuro orgoglioso per l’azienda che lo ha cresciuto. Adora i platform e gli rpg, mentre gioca di meno agli FPS, soprattutto quelli di ultima generazione. Il suo motto è “meglio un blocchetto oggi che una tartaruga domani”!