Seraph of the End – Recensione

Nel 2012, un virus letale porta alla distruzione del mondo come lo conosciamo. Tutti gli esseri umani con più di tredici anni muoiono improvvisamente, mentre i piccoli rimasti guardano intimoriti i cadaveri dei loro genitori, tutori o comunque delle persone accanto. Nello stesso istante, i vampiri escono fuori dalle tenebre dell’ignoto, e prendono il possesso della Terra. Yuichiro Hyakuya Mikaela Hyakuya, due giovani orfani, si trovano loro malgrado in questo nuovo mondo dominato dai vampiri, trattati come bestiame esattamente come tutti gli altri bambini del globo, cercando di sopravvivere vendendo il loro sangue ai vampiri più nobili in cerca di sapori nuovi. Ma il giovane Yuichiro rinnegherà questa vita a cui lui e la sua famiglia di altri orfani sono costretti ed organizzerà la fuga dalla città in cui sono intrappolati, sperando in qualcosa di migliore. Organizzato e messo in atto il piano di fuga, i bambini verrano fermati da un vampiro nobile che ucciderà uno ad uno tutti gli amici del giovane, fermato solo grazie al sacrificio del tenero Mikaela. Solo e senza più una famiglia, il giovane fuggitivo incontrerà Guren Ichinose, tenente colonnello dell’Esercito Demoniaco Imperiale Giapponese, che gli darà la possibilità di vendicarsi dei mostri che gli hanno preso tutto.

Anche in questo caso ci troviamo davanti ad un anime abbastanza recente (26 ottobre 2015) seppure l’omonimo manga sia del 2012 ad opera di Takaya Kagamiautore di Densetsu no yūsha no densetsu. L’opera animata consta 24 episodi, tutti reperibili sul mio adorato VVVVID e prodotti WIT STUDIO, Inc. , produttrice già della trasposizione animata de l‘Attacco dei Giganti. Alla regia troviamo Daisuke Tokudo, alla sua prima esperienza come direttore di una serie animata, mentre il tutto è sceneggiato da Hiroshi Seko, che si è occupato di alcuni episodi del già menzionato l’Attacco dei Giganti e delle trasposizioni animate di Garo. Le musiche sono state curate da Hiroyuki Sawano, Takafumi Wada, Asami Tachibana, Megumi Shiraishi, tutti compositori abbastanza famosi nel panorama giapponese, soprattutto il primo che si è occupato sia di videogiochi come Xenoblade e di anime come Sengoku Basara.

Vampiri. Ancora una volta. Ci lamentiamo tanto di Twilight e simili, ma i giapponesi hanno preso la creatura più cool di tutte e l’hanno strumentalizzata peggio delle loro idol, ma andiamo con ordine. Seraph of the End, noto in patria come Owari no Seraph, è un anime -ahimé- abbastanza scontato. I personaggi sono tipici del panorama animato di questi ultimi anni: troviamo il docile Mikaela (con il nome che si riferisce all’arcangelo Michele) e lo scorbutico ma dolce Yuichiro, la tsundere, il capitano fannullone, eccetera eccetera. Purtroppo i personaggi non sono il punto forte di quest’opera, mancano di spessore e di novità, copiano le caratteristiche fisiche e psicologiche del 90% dei protagonisti degli anime contemporanei e passati, senza aggiungere nulla di nuovo. La trama è anch’essa abbastanza scontata; il desiderio di vendetta contro un nemico apparentemente imbattibile credo sia il fondamento di tutte le sceneggiature recenti, e già dalle prime battute sapremo quali saranno le mosse del protagonista e in che modo supererà gli ostacoli che gli saranno posti dinnanzi. L’avanzamento della trama procede abbastanza in fretta e comunque migliora abbastanza dopo la prima metà della serie, quando vengono introdotti temi come il confronto fra le parti in conflitto e l’inganno delle apparenze, ma come scritto prima, è una minestra anche troppo riscaldata. Tuttavia bisogna ammettere che la sceneggiatura intrattiene lo spettatore e non lo stanca, presentando i personaggi velocemente e portando spesso situazioni plausibili, anche se non mancano le forzature, a sfociare in combattimenti ben curati. La componente emotiva dei personaggi, seppure abusata in alcuni casi e introdotta in altri senza nessun motivo apparente, viene ben rappresentata con poche immagini significative. Un altro elemento importante a favore dell’anime è il concetto di Armi Demoniache, le uniche in grado di uccidere i vampiri, in quanto questi letali strumenti sono effettivamente delle manifestazioni fisiche di demoni con cui l’utilizzatore deve stipulare un patto, a meno che non abbia debole volontà. Le musiche sono ben curate, integrano bene le azioni e le situazioni, si vede che sono state gestite da un team ben composto. In sostanza, stessa roba, altro anime. L’originalità è il punto debole di tutta la struttura, che tuttavia non crolla grazie ad azione frequente e personaggi comunque interessanti al punto giusto da voler sapere come si sviluppi la trama. Come per Comet Lucifer, ci troviamo davanti ad un’insalata di situazioni condita con personaggi già visti e trame ovvie. Un dopo pasto leggero e digeribile, per andare a dormire senza troppi pensieri per la testa.

Senza dubbio il suo più grande sogno è quello di realizzare un’armatura atomica e poterla indossare cavalcando Alduin. Adora la Bethesda, tanto da sposarla se fosse donna; al secondo posto viene la Blizzard, la sua amante segreta. In un anfratto segreto della propria stanza ha allestito un altarino dedicato al Sommo Asimov e Lovecraft, uniche divinità in cui crede fermamente. Attenti a non importunarlo troppo, potrebbe lanciarvi il paffutissumo e dolcissimo Mordicchio, palla di pelo formato felino.