Arslan: The Warriors of Legend – Recensione

  • Titolo: Arslan: The Warriors of Legend
  • Piattaforma: PlayStation 3, PlayStation 4, Xbox One, PC
  • Genere: Musou
  • Giocatori: 1-2
  • Sviluppatore: Omega Force
  • Software House: KOEI TECMO Europe
  • Lingua: Inglese (testi), Giapponese (doppiaggio)
  • Data di uscita: 12 Febbraio 2016
  • Nota: le versioni per PC e PS3 sono disponibili solo in digitale
  • Storia coinvolgente
  • Gameplay frenetico
  • Il Mardan Rush è una trovata molto divertente
  • Doppiaggio originale in lingua giapponese
  • Scarsa longevità
  • Poche e discutibili novità
  • Solo 15 personaggi selezionabili
  • Nessuna modalità secondaria
  • Mancata localizzazione in italiano
  • Pessima gestione della telecamera
  • Minimappa confusionaria

La leggenda di Arslan è il titolo di una serie di light novel nipponiche il cui primo volume risale al lontano 1986. Creata da Yoshiki Tanaka, l’opera è tutt’ora in corso, al momento vanta ben 14 volumi e da essa sono state tratte due trasposizioni manga, due film d’animazione, quattro OAV e persino una serie animata in due stagioni. Datata solo 2015 e tratta dall’omonimo manga di Hiromu Arakawa (già autrice di Fullmetal Alchemist), la prima stagione del suddetto anime ha riscosso in patria talmente tanto successo da spingere KOEI TECMO Games e Omega Force a svilupparne un musou su licenza. In attesa di visionare anche la seconda stagione, prevista l’anno corrente, da grande appassionato di musou non ho potuto fare a meno di provare la versione PS4 di questo gioco che, almeno a prima vista, prometteva veramente bene.

RICONQUISTARE UN IMPERO


Come detto in precedenza, il gioco ripropone le vicende già narrate nella prima stagione dell’anime e ha per protagonista il giovane Arslan, principe di Pars. Sia questo che i regni circostanti sono perennemente minacciati dagli invasori provenienti dalla vicina Lusitania, uomini religiosissimi che condannano a un triste destino tutti coloro che non professino il loro stesso credo. Grazie a un’esercito quasi invincibile, il Regno di Pars ed il suo sovrano Andragoras III sono sempre riusciti a respingere le numerose invasioni nemiche, finché il tradimento di un alto ufficiale provoca una clamorosa sconfitta nella campagna di Atropatene, dove metà dei soldati parsiani cadono vittima di una trappola e perdono la vita sul campo di battaglia. Scampato alla morte solo grazie all’intervento del fedele Daryun, ex-Marzaban (comandante di 10.000 cavalieri) e guerriero di impareggiabile valore, Arslan è costretto a trovare rifugio fra le montagne e cercare aiuto in Narsus, pittore dalle dubbie qualità dietro cui si cela uno spadaccino abilissimo e soprattutto uno stratega senza pari. Fra impensabili stratagemmi, intrighi a palazzo, brame di potere e continui tradimenti, il giovane Arslan dovrà radunare quel che resta dei cavalieri di Pars e mettere insieme un esercito di guerrieri fidati per salvare i suoi genitori, reclamare il regno, scacciare gli invasori che l’hanno conquistato e sconfiggere il misterioso Silver Mask. Alleato dei lusinatani ed elemento chiave nella caduta del Regno del Pars, quest’uomo mascherato sostiene a gran voce di essere il solo ed unico erede legittimo al trono.

La trama principale della modalità Storia è raccontata attraverso 26 missioni che si susseguono con estrema linearità, e connesse fra loro da custscene animate e sequenze in cel shading spesso interminabili che rischiano di annoiare i non avvezzi al doppiaggio giapponese o comunque tutti coloro che non siano già fan della serie. Precisiamo che le sequenze d’intermezzo sono assolutamente saltabili, ma in quel caso i giocatori saranno costretti a sorbirsi caricamenti eccessivamente lunghi prima di poter cimentarsi nelle missioni successive. Portando a termine i vari episodi della modalità Storia, sarà inoltre possibile sbloccare missioni extra affrontabili nella Free Mode. Questa consentirà inoltre di riaffrontare la trama principale, magari con personaggi differenti, cambiando costumi, musiche di sottofondo, o semplicemente giocando assieme ad un amico. Il gioco propone in tutto una cinquantina di missioni, per una longevità abbastanza bassa, soprattutto se consideriamo che si tratta di un musou, genere di giochi che tiene attaccati allo schermo anche per centinaia di ore. Sia le missioni di storia che quelle extra, infine, possono essere affrontate anche online in multiplayer, per un massimo di due giocatori.

YASHASUIIN!


In termini di gameplay, Arslan: The Warriors of Legend è grossomodo l’ennesimo copia-e-incolla dei precedenti giochi sviluppati da Omega Force, con pochissime novità, neppure tutte riuscite. Durante la campagna principale, rigorosamente in single player, vestiremo i panni degli eroi di turno (scelti dal gioco a seconda degli eventi) e dovremo completare azioni quali conquistare un avamposto, sconfiggere un determinato nemico, salvare compagni sotto attacco o raggiungere zone chiave della mappa, e così via. Nonostante le missioni risultino un po’ troppo corte, le mappe di gioco sono ancora una volta immense e ricche di dettagli. Per una volta, tuttavia, potremo attraversare le vaste mappe di gioco in sella a cavalli, i quali ci consentiranno non solo di spostarci molto velocemente, ma anche di travolgere letteralmente i nemici che avranno la sfortuna (o stupidità) di pararsi lungo il nostro cammino. Come spesso accade, non è tutto oro quel che luccica. Fatta eccezione per i boss (devastabili in pochi attimi qualora li si affronti a cavallo), il combattimento in sella risulta lento, scomodo e poco efficace. Scegliendo invece di combattere a terra, come in qualsiasi altro musou, avremo accesso alle consuete combo utilizzabili attraverso la pressione dei tasti Quadrato e Triangolo, rispettivamente attacco lieve e forte. Il tutto si risolverebbe nel più classico dei “more-of-the-same”, se non fosse per alcune novità il più delle volte discutibili. Innanzitutto è doveroso sottolineare come i “boss”, se così vogliamo chiamarli, fanno uso e abuso di uno speciale scudo invisibile che annulla completamente gli attacchi del giocatore; tale scudo potrà essere abbassato per pochi secondi colpendo ripetutamente il nemico e abbassandone le difese: a questo punto il boss sarà magicamente stordito e potremo infliggergli quanti più danni possibili, seppur per un breve lasso di tempo. Sebbene questa meccanica alzi il livello di sfida, risulta particolarmente frustrante, rallenta l’azione e snatura la freneticità tipica dei musou; avremmo sicuramente preferito boss con porzioni di energia nettamente superiori, ma comunque privi di questa discutibile meccanica, anche perché quando protetti dallo scudo, gli avversari risultano inspiegabilmente invincibili e sfoggiano senza sosta i loro attacchi migliori. Una volta privi di scudo, invece, diventano pura e semplice carne al macello. Affrontando i boss in sella al proprio cavallo, è possibile abbassarne in pochi attimi il suddetto scudo semplicemente ruotando attorno al nemico e colpendolo senza sosta; questo, naturalmente, a patto di sacrificare strategia e divertimento. Quanti di voi, giocando a calcio balilla, farebbero girare costantemente la stecca a 360° invece di ruotarla all’occorrenza? Il concetto è praticamente lo stesso.

Una (o unica?) novità gradita è invece la cosiddetta la funzione “Mardan Rush”, la quale ci consentirà, in determinate situazioni, di assumere il controllo di un battaglione di soldati e caricare letteralmente eserciti nemici e abbattere barriere altrimenti insormontabili. Tale funzione sarà attivabile unicamente nelle cosiddette “Rush Zone”, aree della mappa di gioco contrassegnate da un’inconfondibile aura blu, e a conti fatti garantirà una sorta di invincibilità temporanea. Ciascuno dei quindici personaggi selezionabili dispone di più armi (per un massimo di tre), scambiabili anche durante la lotta. Daryun, per esempio, falcerà i suo avversari utilizzando la sua fedele lancia o magari una spada, e potrà cambiare arma impugnata in qualunque momento (tranne durante le combo). I personaggi possono inoltre equipaggiare fino a tre Skill Card, speciali carte che -almeno in teoria- conferiscono dei bonus ad attacco, difesa, salute, e così via. Sebbene questa meccanica possa sembrare molto utile, non abbiamo potuto fare a meno di notare come influenzi poco o nulla il gameplay.

È UN ANIME, MICA UN GIOCO


Il comparto tecnico soffre della sua natura cross-gen. I modelli poligonali dei personaggi sono ottimi, così come le cutscene in cel shading, forti del character design della stimata mangaka Hiromu Arakawa, ma gli ambienti e le texture lasciano molto a desiderare. Quasi un marchio di fabbrica per il genere musou. Il frame rate, neanche a dirlo, è stabile sui 60 fps con qualche calo quando lo schermo è invaso da migliaia di nemici. Mentre gli appassionati dei musou sono abituati a combattere orde interminabili di avversari poco variegati, Arslan propone una varietà di minion anche piuttosto vasta, o comunque sopra la norma del genere. Peccato invece per i boss, decisamente troppo pochi anche per forze di causa maggiore, attribuibili alla porzione di storia trasposta e non certo allo sviluppatore. Con le sue 25 tracce audio, la colonna sonora si conferma buona e d’impatto, anche se poco variegata. Il doppiaggio giapponese è, come al solito, il pezzo forte del comparto tecnico, proponendo le stesse voci della serie televisiva e vantando nomi del calibro di Daisuke Namikawa (Ulquiorra Cifer da BLEACH) e Maaya Sakamoto (Crona da Soul Eater, Lou Fa da D.Gray-man e soprattutto Alisa Illinichina Amiella da GOD EATER).

Giudizio finale
62

Basato su una licenza coinvolgente e irresistibile, Arslan: The Warriors of Legend manca il bersaglio e non riesce ad essere altrettanto profondo come l’anime da cui è tratto. Sorvolando sulle consuete imperfezioni tecniche, il gioco presenta tutti i pregi/difetti del genere musou, a seconda dei punti di vista, più alcune meccaniche mal riuscite e studiate appositamente per questo episodio. Per giunta il titolo non dispone di solide modalità secondarie che intrattengano il giocatore dopo aver portato a termine la campagna principale, la quale si attesta attorno alle venti ore circa. Eccessivamente poche per essere un musou. Consigliato unicamente ai fan della serie, gli unici che -forse- potranno chiudere gli occhi sugli evidenti difetti che affliggono il pacchetto confezionato stavolta da KOEI TECMO Games e Omega Force.

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Monster Hunter di professione, il Leader del Corpo è un perenne anticonformista universalmente scomunicato per atti osceni in luogo pubblico. Pare si sia autoesiliato in una dimensione alternativa in cui le personificazioni di SQUARE ENIX, BANDAI NAMCO e CyberConnect2 sono sue compagne d’arme nella sanguinosa lotta contro il tiranno dio FPS e le sue demoniache milizie. È nemico giurato di DLC e digital delivery. Ha un’evidente ossessione per le spade e sogna di governare Gamindustri.