Death Parade – Recensione

Il Quindiceim, un luogo misterioso ma allo stesso tempo elegante, viene gestito da un uomo di nome Decim il cui scopo è fare da giudice a tutte le anime che si presentano al suo cospetto. I poveretti, appena deceduti, non avranno memorie del loro passato o di come essi siano morti a causa dello shock improvviso della loro dipartita, ma potranno giocarsi il loro smistamento tra reincarnazione e oblio, nei giochi della roulette. E così, coppia dopo coppia, si scopre che le loro memorie emergono proprio nel bel mezzo del loro momento più oscuro, cioè quando nel gioco si arriva a capire che in realtà, loro, sono già morti. Verranno giudicati quindi, in base alle reazioni nel momento clou, facendo sbilanciare l’ago della bilanca a favore della reincarnazione o della dipartita nell’oblio più profondo.

Death Parade è stato scritto, ideato e diretto da Yuzuru Tachikawa, prodotto dalla Madhouse e trasmesso in Italia grazie a VVVID, detentore dei diritti. Questo anime apre le porte ad una nuova tipologia di storia, un’innovazione che anche se tentata da altri, non viene mai curata come in questo caso; oltretutto non si viene mai a conoscenza delle più alte cariche presenti sia nel paradiso che nell’inferno, facendo così acquistare punti ad un’opera che non vuole dimostrare di essere superiore, ma che invece racconta le emozioni e l’oscurità dell’animo umano attraverso il confronto diretto dei due partecipanti.

In tutte le storie che verranno mostrate, ogni personaggio è stato caratterizzato al massimo della sua perfezione; come per esempio nel primo episodio i problemi di coppia che hanno causato la morte e poi il rimpianto per l’accaduto, oppure nel quarto, dove due sconosciuti vedono sbattersi davanti tutta la loro arroganza accorgendosi che bastava poco per non farsi uccidere o nel caso contrario suicidarsi e infine dove non ci è permesso arrivare, perchè un vecchietto richiede o rivela un suo desiderio riguardo il giudizio della sua anima.

La colonna sonora, composta dai NoisyCell, è davvero affascinante, piena di quell’atmosfera tra l’oscuro e la dance moderna che spingono, prima a pensare che quello che si sta vedendo sia tutto un gioco, per poi invece catapultare nella disperazione e nell’oscurità lo spettatore per il comportamento dei suoi simili. La fotografia e lo studio delle luci a volte è sbagliato, si passa da una corretta riflessione e quindi ad un’ottima composizione di illuminazione, ad un’affrettata composizione, la quale sembra anche troppo irreale, nonostante il contenuto dell’anime lo è già di per sè; ma comunque nella maggioranza dei casi, il contenuto e la tecnica vengono azzeccati, dando luogo ad uno scorrimento fluido e pieno di dinamicità alla visione. La linea del disegno è curata ma con uno stile ancorato al passato, che non gli permette, tra l’altro, di emergersi a capolavoro, nonostante le carte in tavola ci siano e non sono neanche poche; tuttavia, se fosse stato realizzato con un tratto molto più realistico, la dinamicità e la velocità dell’azione perdeva quell’enfasi che invece, viene espressa sempre bene con questo tipo di disegno.

In conclusione, Death Parade è un anime che vuole farsi posto nelle classifiche e che forse, riuscirà nel suo intento, data la sua ottima caratterizzazione dei personaggi e della sua trama, poco vista ma usata eccellentemente; non dimentichiamoci anche la bravura nella composizione grafica e le sue splendide soundtrack, create da un gruppo emergente e che nessuno si aspettava potessero essere così azzeccate per un tale compito, arduo, ma al contempo pieno di leggerezza che raramente si vede in questo tipo di opere.

Idraulico a tempo pieno, ha imparato a rompere blocchetti e salvare principesse dal suo idolo d’infanzia: Super Mario. Tra tutte le console? Nintendo! Non ha dubbi, ma solo perchè spera in un futuro orgoglioso per l’azienda che lo ha cresciuto. Adora i platform e gli rpg, mentre gioca di meno agli FPS, soprattutto quelli di ultima generazione. Il suo motto è “meglio un blocchetto oggi che una tartaruga domani”!