Hunter × Hunter – Recensione

Sembra ieri quando, tornando da scuola dopo una giornata pesante tra lezioni di greco e latino, nel Gennaio 2007 accesi la TV e mi trovai di fronte ad un ragazzino dai capelli a spazzola che proteggeva un cucciolo di volpe-orso da un tizio che voleva ucciderlo. Quel ragazzino sarebbe rimasto per sempre nel mio cuore da lì in poi, in quanto sarebbe stato il protagonista di una fantastica avventura in compagnia dei suoi speciali amici. Il bambino di cui vi sto parlando altri non è che Gon Freecss, il quale, crescendo, ha iniziato un lungo cammino (tuttora in corso) per diventare un grande hunter come il suo papà. Tratto da un manga di Yoshihiro Togashi, già conosciuto in Italia per Yu Yu HakushoHunter × Hunter racconta le avventure del protagonista, Gon appunto, il quale vive con sua zia Mitou sull’isola Kujira (balena in giapponese). L’avventura del nostro eroe inizia quando scopre che Gin, suo padre, è un hunter leggendario. Il giovane Gon decide quindi di abbandonare la sua vita tranquilla per accedere all’esame per diventare a sua volta hunter.

Fino a questo punto l’anime potrebbe ricordare molti altri shonen simili e non mostrare nulla di innovativo o di particolarmente interessante. In realtà la differenza tra HXH ed altre serie simili, sta nella maturità del progetto. Se è vero che nel corso delle sue peripezie, Gon conoscerà altri hunter di cui diverrà amico, e si troverà a combattere contro nemici malvagi e senza scrupoli, è anche vero che la storia si basa di più sulla tattica e sulla psicologia che sui combattimenti veri e propri. Non solo. Anche i concetti di bene e male come li intendiamo noi, non sembrano a volte così chiari. Prendiamo per esempio Hisoka, all’apparenza il tipico cattivo di un manga: nel corso della serie noteremo che il personaggio in questione è molto più “sfaccettato” e profondo dal punto di vista psicologico.

Hunter × Hunter è senza dubbio un anime innovativo che riesce a regalarci sempre una sorpresa dopo l’altra e che ha l’eccezionale virtù di non essere mai noioso. Sicuramente una vera chicca della rivista giapponese Shonen Jump, un fiore all’occhiello… Se solo Togashi, indiscusso “re delle pause”, si decidesse a lavorare di più…!