La Leggenda di Arslan – Recensione

Nell’immaginaria Pars, il principe Arslan si allena per poter un giorno succedere al padre Andragoras III, sovrano della nazione e generale vittorioso e potente, disinteressato tanto alla vita di suo figlio quanto alla politica e alla gestione del regno. Vivendo protetto dalle mura della città capitale, il giovane principe cresce sensibile e inesperto del mondo, suscitando disprezzo nel padre e negli alti ufficiali del suo esercito. Ma durante la sua prima battaglia campale, alla giovane età di 14 anni, la presunzione del re causa la sconfitta dell’esercito di Pars per opera della religiosa nazione di Lusitania, intenzionata a sterminare tutti gli eretici che non credono nel propria divinità. Tradito da uno dei suoi ufficiali e con l’esercito in rotta, il re viene catturato dalla nazione nemica mentre il giovane principe Arslan sopravvive per miracolo grazie all’aiuto di Daryun, alto ufficiale militare decaduto ed ora al servizio del principino. Senza più una casa e solo, Arslan dovrà trovare la forza e il coraggio di affrontare un viaggio tortuoso e difficile per riconquistare la capitale di Pars invasa, che lo porterà a scoprire le sue innate qualità.

La Leggenda di Arslan è un’opera imponente, sia nei personaggi che nei disegni e nelle trame. Nacque come serie di light novel nel lontano 1986, per mano dello scrittore Yoshiki Tanaka, romanziere giapponese appassionato di storia cinese e persiana, di una cultura incredibile e vastissima. Le opere di questo autore sono state trasformate spesso in manga o in anime, sebbene molti dei suoi lavori siano colmi di illustrazioni artisticamente valide. In particolare, i libri contenenti le storie di Arslan sono colmi di illustrazioni di Yoshitaka Amanoil disegnatore di Vampire Hunter D. Questa serie di racconti ha avuto diverse trasposizioni nel tempo, ma quella presa in esame oggi è la versione anime del manga della nostra amatissima Hiromu Arakawa, già autrice di Fullmetal Alchemist, di cui sono stati mantenuti i disegni; alla regia dell’opera troviamo Noriyuki Abe, il quale si è occupato di vari film di Bleach e Yu Yu Hakusho. Il comparto musicale è stato curato da Taro Iwashiro, il quale ha composto le musiche di diverse opere tra le quali si annove il secondo film di FMA, “La Stella Sacra di Milos“. La sceneggiatura è stata affidata a Makoto Uezu, scrittore prolifico che si è occupato delle trame di Akame ga Kill e Kore wa zombie Desu Ka?. Il tutto è stato prodotto dallo studio Liden Films, nato nel recente 2013 e che si è occupato di progetti importanti come la trasposizione animata di Terra Formarsanche se nel caso di Arslan Senki, lo studio è stato affiancato alla produzione da un’altra azienda, la Sanzigen Inc, avvalendosi della sua specializzazione nella creazione di animazioni al computer. Tutta la serie è disponibile in Italia su VVVID.

Ho sempre pensato che la produzione giapponese fosse statica nelle sue tematiche, con gli stessi personaggi cambiati di poco in situazioni non dissimili le une dalle altre. Arslan Senki mi ha fatto ricredere; non tanto per le tematiche nuove, ma per il fatto che è stato speso così tanto impegno e sono state usate così tante risorse per un prodotto assolutamente fuori dagli schemi: La leggenda di Arslan è palesemente ispirato alla tradizione folkloristica persiana, come possiamo vedere dai nomi utilizzati, dall’architettura dei regni in cui il nostro protagonista viaggerà e anche dal protagonista stesso. Ma anche la situazione iniziale, con il fallimento sia di Arslan che del suo autoritario padre, creano una situazione molto dissimile da quella che vediamo usualmente negli anime moderni; se ci fate caso, sono esattamente quelle situazioni che Arakawa ci ha presentato nella sua opera magna, Fullmetal Alchemist. Con Arslan ci troviamo davanti ad una serie complessa, con tematiche profonde e non facilmente intuibili. Il giovane principe apparentemente sembra essere il solito protagonista inetto degli shonen a cui siamo troppo abituati, ma la spiegazione del perché sia così non è assolutamente la solita scusa per dare un protagonista simile al lettore. Al contrario, esso non è altro che il risultato di un padre disinteressato e di una madre ancor meno amorevole; il giovane Arslan non è un principe saggio, intelligente o arguto, tuttavia si è trovato a crescere in un ambiente in cui queste sue caratteristiche non potevano venire alla luce. Il viaggio del giovane diventerà quindi un processo di maturazione delle sue già sviluppate abilità, e in questo viaggio si troverà a dover affrontare le cose più con l’intelligenza che con la forza, come a sottolineare quanto suo padre sia stato sciocco a contare solo sulla potenza del suo esercito.

In questo suo girovagare, l’erede al trono troverà diversi personaggi con cui allearsi e che completeranno, per così dire, le sue abilità; il primo e sicuramente fra i migliori è il già menzionato Daryun, guerriero decaduto e ormai interessato unicamente alla sorte del proprio principe. Anche qui il personaggio che ci troviamo è molto diverso dai classici stereotipi: seppure per lui l’onore sia importante, lo è ancora di più la vita di chi gli è caro. Sembra seguire Arslan perché vede in lui il re che avrebbe sempre voluto seguire. Ciascuno dei personaggi dell’opera si inserirà talmente bene nella trama da darvi l’impressione di vedere un puzzle che sarà risolto pezzo per pezzo. Questa scuderia di uomini e donne si trova in un contesto assolutamente realistico e fenomenale: le ambientazioni egregie, valorizzate da un comparto musicale degno di nota, creano una cornice fantastica a tutte le avventure che avverranno davanti ai vostri occhi. E in questo fantastico quadro, potrete apprezzare contenuti talmente profondi che vi verranno mostrati senza tuttavia sbattervelo in faccia: schiavitù, odio razziale, onore, intelligenza, pragmatismo e anche amore passeranno davanti ai vostri occhi come la migliore delle pellicole alla notte degli oscar. Tiferete per chi prima odiavate, odierete chi prima amavate, perché in Arslan Senki i personaggi sono persone, prima di tutto; ci sono uomini e donne nel mondo, non pupazzi con delle personalità fatte ad hoc. Ma tutto questo non rappresenta che la superficie di quel bellissimo lago che è La Leggenda di Arslan, e dopo il primo sorso, non vorrete più bere da nessun’altra parte.

Senza dubbio il suo più grande sogno è quello di realizzare un’armatura atomica e poterla indossare cavalcando Alduin. Adora la Bethesda, tanto da sposarla se fosse donna; al secondo posto viene la Blizzard, la sua amante segreta. In un anfratto segreto della propria stanza ha allestito un altarino dedicato al Sommo Asimov e Lovecraft, uniche divinità in cui crede fermamente. Attenti a non importunarlo troppo, potrebbe lanciarvi il paffutissumo e dolcissimo Mordicchio, palla di pelo formato felino.