Sword of the Stranger – Recensione

In Giappone, alcuni inviati cinesi dell’imperatore Ming attraversano il confine di un villaggio locale. Gli scopi degli ospiti stranieri sono ignoti, anche se si adoperano nella costruzione di una struttura relativamente grande. Inoltre, con l’aiuto degli uomini del loro protettore, i Ming sono alla ricerca di un bambino che sembra rivestire un ruolo cruciale nei loro piani. Il fanciullo in questione si chiama Kotaro, e per sfuggire ai propri inseguitori è costretto a lasciare il tempio, dato in pasto alle fiamme, presso cui era ospitato. Adesso gli rimane un solo amico, il suo cane, Tobimaru. Per sua fortuna, si imbatte in un samurai vagabondo, Nanashi, che prima lo salva dai suoi inseguitori, dopo di che decide di aiutarlo a raggiungere il luogo indicatogli all’inizio da uno dei frequentatori del tempio, ormai andato in fiamme. Durante il viaggio i due diventeranno amici, e Nanashi si rivelerà uno spadaccino estremamente abile, ma forse non abbastanza per salvarli. Questo perché gli stranieri Ming si faranno ogni giorno più determinati e pericolosi, mentre anche il re della zona comincerà ad interessarsi alla faccenda, per tornaconto personale.

Creato nel 2007 da Masashiro Ando, che ricordiamo per aver animato e ideato alcuni episodi di Fullmetal Alchemist e Medarot, nonché disegnato per la Key Animations in Metropolis, Cowboy Bebop: Tengoku no Tobira e Ghost In The Shell; Sword of the Stranger viene osannato da pubblico e critica per i suoi toni dark e sanguinolenti, che non lasciano spazio alla fantasia. La caratteristica principale di questo film è l’ottima considerazione della realtà sul campo di battaglia; per esempio, quando qualcuno immagina di combattere contro degli arcieri, non penserà subito al sangue o alla velocità delle frecce, cosa che invece avviene in quest’opera. Proprio nei dieci minuti iniziali si evince una scena in cui, grazie al corpo di un soldato morto, lo spadaccino dei Ming si fa scudo e con la sua tempistica compie un massacro indescrivibile, lasciando allo spettatore quel retro gusto di amaro ma reale che viene spesso ricercato nei film d’azione. La linea visiva di questo film è cruda e veloce, nonostante gli sfondi siano il più delle volte disegnati abbastanza bene. I combattimenti sono rappresentati con un alto tasso di frame, ottenendo così un effetto fluido e reale delle azioni, senza contare che ogni mossa, ogni pugno o calcio che sia, siano stati convertiti da alcune delle più famose arti marziali giapponesi e cinesi.

sword of the stranger recensione

La colonna sonora è uno dei suoi cavalli di battaglia, scritta e diretta da Naoki Sato, famoso per Doraemon: The Movie, X e alcuni episodi di Pandora, viene mixata insieme alle immagini per esprimere l’emotività dell’azione o della scena a cui si sta assistendo al momento, non risultando mai banale né scontata, riuscendo a coinvolgere in tutta la durata del film. La caratterizzazione e la trama sono i suoi punti a sfavore, non convincono del tutto. La storia è già vista in chiave migliore in altri film, e soprattutto ogni personaggio non è stato mostrato a fondo; infatti, in tutta l’avventura, non si rendono note le vicende passate dei protagonisti, ma viene lasciata sempre quella superficialità che stona con il resto del film.

In conclusione, Sword of the Stranger si merita un posto più elevato rispetto ai soliti film d’animazione, conquistando a suo favore critica e pubblico. Questa pellicola va vista per la sua fluidità e per il suo sonoro, davvero mixato in maniera ottimale e d’impatto assieme alla parte visiva, che evince la spettacolarità e l’armonizzazione dei combattimenti ai legami tra personaggi, anche se qualche nota dolente poteva essere risolta con più tempo ed impegno.

Idraulico a tempo pieno, ha imparato a rompere blocchetti e salvare principesse dal suo idolo d’infanzia: Super Mario. Tra tutte le console? Nintendo! Non ha dubbi, ma solo perchè spera in un futuro orgoglioso per l’azienda che lo ha cresciuto. Adora i platform e gli rpg, mentre gioca di meno agli FPS, soprattutto quelli di ultima generazione. Il suo motto è “meglio un blocchetto oggi che una tartaruga domani”!