DRAGON QUEST XI: Echi di un’Era Perduta – Recensione

  • Titolo: DRAGON QUEST XI: Echi di un’Era Perduta
  • Disponibile su: PlayStation 4, PC (STEAM)
  • Versione analizzata: PlayStation 4
  • Genere: JRPG
  • Giocatori: 1
  • Sviluppatore: SQUARE ENIX
  • Publisher: SQUARE ENIX
  • Lingua: Italiano (testi), Inglese (doppiaggio)
  • Data di uscita: 4 settembre 2018
  • Il character design sopraffino di Akira Toryiama
  • Un JRPG classico, con qualche gradita svecchiatura delle meccaniche della serie
  • Personaggi ben caratterizzati
  • Mondo di gioco più vasto rispetto al passato
  • Qualche problema nell’adattamento occidentale
  • Si poteva osare di più con i cambiamenti e le migliorie

Quello di DRAGON QUEST è un franchise che è sempre stato molto apprezzato in Giappone, ma che, al tempo stesso, è stato portato in occidente in forte ritardo. Il primo capitolo a giungere nel vecchio continente è stato infatti l’ottimo DRAGON QUEST VIII: L’Odissea del Re Maledetto, risalente alla relativamente recente epoca della PlayStation 2. Dopo il meritato successo di quell’opera, SQUARE ENIX è stata incentivata a portare qui da noi anche i capitoli successivi della saga, così oggi abbiamo potuto mettere le mani su DRAGON QUEST XI: Echi di un’Era Perduta, disponibile su PC e PlayStation 4 e in arrivo anche su Nintendo Switch all’inizio del 2019. Vediamo se anche questo titolo sarà all’altezza del nome che porta.

TU SEI IL PRESCELTO… DI NUOVO


L’inizio di DRAGON QUEST XI può essere definito quasi traumatico. Ci troveremo infatti di fronte a un espediente narrativo abusato più e più volte all’interno del genere. Il nostro eroe, al quale potremo dare un nome, è infatti il principe di un misterioso regno, abbandonato dalla madre quando era ancora in fasce e ritrovato da un anziano signore che si è preso cura di lui fino alla maggiore età. Ovviamente, il cliché continua, e il giovane cresce vivendo una vita tranquilla in uno sperduto villaggio di montagna fino a quando, una volta diventato adulto, gli vengono rivelate le sue origini, il fatto che lui è una sorta di prescelto destinato a compiere eroiche imprese e che quindi deve partire per incontrare il re del suo regno. So benissimo che, con un inizio simile, la situazione sembra a dir poco tragica, ed è perfettamente normale storcere il naso di fronte a delle premesse narrative così scialbe e poco originali. Fortunatamente, la storia si evolve in maniera interessante e la trama tende a diventare accattivante già dopo le prime ore, infatti non mancheranno i colpi di scena e i momenti emozionanti.

Questo miglioramento è possibile soprattutto grazie ai compagni di viaggio del silenzioso protagonista, tutti interessanti e ben caratterizzati. Tra di essi quello che spicca più di tutti è probabilmente l’eccentrico e teatrale intrattenitore Sylvain, ma è facile affezionarsi ad ognuno di loro e, dopo aver passato più di 90 ore in loro compagnia, sarà difficile non sentirne la mancanza, una volta raggiunti i titoli di coda. Il gioco offre anche un discreto quantitativo di missioni secondarie, molte delle quali offriranno ricompense utili al proseguimento dell’avventura. C’è da dire però che nessuna di esse spicca per quanto riguarda la narrativa. Anche in questo DRAGON QUEST, inoltre, la storia continuerà dopo che avrete visto i titoli di coda, offrendovi un cospicuo quantitativo di attività da svolgere nel cosiddetto postgame.

MOMENTI PIMPANTI


Sul versante del gameplay, DRAGON QUEST XI: Echi di un’Era Perduta si presenta come un JRPG piuttosto classico, con combattimenti rigorosamente a turni. Il team di sviluppo ha comunque pensato bene di svolgere alcune operazioni di svecchiamento: per prima cosa, non saranno presenti gli incontri casuali, i mostri saranno infatti ben visibili sulla mappa e la battaglia comincerà nel momento in cui entreremo in contatto con uno di loro. Oltre alla consueta nutrita varietà di incantesimi e tecniche, la novità di questo capitolo risiede nell’attivazione dello stato detto “pimpante”. In DRAGON QUEST XI: Echi di un’Era Perduta, non sarà necessario spendere turni per aumentare la tensione e incrementare la potenza del prossimo attacco, qui i personaggi, dopo un certo numero di turni passati in battaglia, entreranno in modalità pimpante e, finché resteranno in questo stato, riceveranno dei bonus su determinati parametri. Non è tutto, un personaggio pimpante avrà anche accesso ad una varietà di “poteri pimpanti”, che sono delle potenti tecniche combinate, eseguibili con l’ausilio di altri party member, che possono ribaltare le sorti di una battaglia. Lo scotto da pagare per l’utilizzo di queste abilità, è la perdita immediata dello stato pimpante per tutti i personaggi coinvolti nell’esecuzione, diventa quindi importante dal punto di vista tattico, stabilire quando smettere di sfruttare i bonus e scatenare una tecnica particolarmente efficace.

È interessante anche la possibilità di cambiare i personaggi schierati in combattimento durante le battaglie, in modo tale da poter sostituire immediatamente un compagno caduto, privo di MP o colpito da uno status alterato fastidioso, come le illusioni o l’avvelenamento. Qualche altra piccola miglioria, come una barra che mostra l’ordine di azione di nemici e membri del party, sarebbe stata ben accetta, ma il risultato finale è comunque ottimo. Per quanto concerne la crescita degli eroi, non c’è nessuna novità rilevante: ogni level up fornirà un incremento automatico delle statistiche e un certo quantitativo di punti abilità, che potranno essere spesi su una griglia per sbloccare nuove tecniche, nuovi incantesimi o ulteriori bonus alle statistiche. L’unica piccola innovazione risiede nel fatto che spesso l’ottenimento di una nuova tecnica potrebbe andare a sbloccare un nuovo potere pimpante.

CRAFTING IN VIAGGIO


Sin dalle prime ore di gioco, è chiara la volontà del team di sviluppo di voler velocizzare il più possibile l’esplorazione. Il nostro eroe avrà quindi un cavallo a sua disposizione, sin dalle prime ore di gioco e avremo sempre la possibilità di utilizzare lo scatto per muoverci più rapidamente. Anche in questo capitolo della serie, per salvare dovremo recarci nelle chiese e parlare con i sacerdoti, e anche qui questi ci offriranno altre funzioni utili, come la possibilità di riportare in vita un alleato caduto (che non useremo più quando i nostri personaggi avranno imparato le magie necessarie per farlo autonomamente) o di rimuovere alcuni status alterati dai nostri compagni. Chiaramente è stata introdotta anche una funzione di autosalvataggio, che si attiverà ogni volta che cambieremo mappa, ma c’è anche un’altra gradita novità: gli accampamenti. Durante il nostro viaggio ci imbatteremo spesso in un falò spento, vicino al quale sarà presente una statua della dea. In queste zone franche, oltre ad accamparci per la notte e curare completamente il party, avremo anche accesso ad alcune utili funzionalità. Per prima cosa, la statua della dea ha esattamente le stesse funzioni della chiesa, potremo quindi salvare la partita senza doverci recare in città, nell’accampamento sarà anche presente un mercante che venderà oggetti differenti a seconda della zona in cui ci troviamo, e potremo anche utilizzare la forgia da viaggio.

Questo oggetto magico va a sostituire il pentolone alchemico: dovremo quindi recuperare i ricettari sparsi in giro per il mondo, al fine di ampliare l’elenco di oggetti forgiabili, procurarci i materiali necessari e infine cimentarci nella forgiatura. In questa fase, noi giocatori avremo un ruolo attivo, che determinerà la qualità e l’effettiva efficacia in battaglia dell’oggetto ottenuto: l’oggetto che stiamo forgiando sarà idealmente diviso in riquadri, che visualizzeremo tramite una griglia, e ad ognuno di essi sarà associato un indicatore a forma di barra da riempire. Starà a noi decidere volta per volta quale riquadro colpire col martello, andando così a riempire la barra ad esso associata, e il nostro scopo sarà quello di avvicinarci il più possibile alla zona ideale, indicata sopra di essa. Nel farlo, dovremo tenere presenti diversi fattori: per prima cosa ogni martellata ha un costo in punti concentrazione e, una volta che li avremo terminati, saremo costretti a concludere il processo di forgiatura, senza contare che ogni colpo abbasserà la temperatura della forgia, rendendo le martellate successive meno incisive.

Man mano che il nostro eroe salirà di livello, i suoi punti concentrazione aumenteranno, e apprenderà nuove martellate speciali che potranno per esempio colpire più riquadri insieme, oppure sferrare colpi di potenza doppia o tripla. Al termine di ogni forgiatura, in più, otterremo insieme all’oggetto desiderato una manciata di perle del perfezionista, che possono essere spese per riforgiare gli oggetti in nostro possesso nel tentativo di ottenere un risultato migliore. Insomma, DRAGON QUEST XI: Echi di un’Era Perduta trasforma la forgiatura in un vero e proprio minigioco, nel quale saremo chiamati ad agire in prima persona, invece di limitarci a mettere insieme i materiali raccolti e navigare in un menu. Inoltre, durante l’esplorazione ci capiterà di imbatterci in alcuni mostri luccicanti. Questi nemici, se sconfitti, potranno essere usati come cavalcatura dopo il combattimento, dandoci la possibilità di raggiungere aree altrimenti inaccessibili. Anche in questo capitolo ci sono ovviamente le minimedaglie che, se consegnate ad uno specifico NPC, ci permetteranno di ottenere delle utili ricompense, è presente il casinò con la possibilità di scambiare i gettoni con oggetti utili e, nell’ippodromo di Galoppoli, potremo cimentarci nelle corse di cavalli. Insomma, sebbene non si tratti di un vero e proprio open world, il titolo offre comunque una moltitudine di attività interessanti, nelle quali finirete certamente col cimentarvi volentieri.

DRAGON BALL STYLE


Inutile dirlo, ciò che valorizza maggiormente DRAGON QUEST XI: Echi di un’Era Perduta dal punto di vista visivo, è l’inconfondibile tratto del maestro Akira Toriyama. I personaggi principali, quelli secondari, i mostri e gli NPC sono tutti disegnati dal celebre mangaka e, in generale, il mondo di gioco ha un aspetto incantevole. L’unica colpa che si può imputare a questo titolo sotto questo aspetto, è una certa tendenza a riciclare più volte gli stessi NPC nelle varie città, ma è un difetto assolutamente perdonabile. Come abbiamo già detto in precedenza, non ci troviamo di fronte a un mondo aperto, ma le mappe risultano comunque abbastanza vaste ed esplorabili, e la cosa lascia ben sperare per i capitoli futuri. Anche dal punto di vista tecnico, le cutscene, il dettaglio delle ambientazioni e i giochi di luce sono all’altezza della generazione corrente, rendendo il risultato finale decisamente apprezzabile. Per quanto riguarda il comparto audio, ci troviamo di fronte a una colonna sonora che svolge il proprio compito pur non essendo orchestrata, e che ha l’unica colpa di sfigurare se paragonata ad alcune delle recenti produzioni appartenenti allo stesso genere. Il punto più debole dell’intera opera è rappresentato dall’adattamento occidentale, che risulta essere inadeguato in diverse occasioni. Per esempio, c’è un villaggio di pescatori nel quale gli NPC parlano mescolando l’italiano con il dialetto siciliano, il risultato è che i dialoghi risultano difficili da leggere in maniera scorrevole, e almeno coloro che, come il sottoscritto, non hanno origini sicule dovranno soffermarsi sui vari passaggi per poterli comprendere appieno.

Dragon Quest XI – PlayStation 4 (Videogioco)


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Giudizio finale
90

DRAGON QUEST XI: Echi di un’Era Perduta è un ottimo JRPG che mantiene la formula classica della serie, senza rinunciare però a qualche necessaria e apprezzata operazione di svecchiamento. Nel complesso, il titolo non sfigura assolutamente con i suoi concorrenti, proponendo una storia longeva, che può sembrare a primo acchito banale, ma che si evolve in maniera interessante, e un party di personaggi ben caratterizzati. Aggiungiamoci un cospicuo numero di attività secondarie, il caratteristico tratto di Akira Toriyama e un combat system vecchio stampo coi fiocchi, e otteniamo un prodotto che qualsiasi appassionato del genere dovrà assolutamente giocare.

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Cacciatore di mostri specializzato nell’uso di due lame in contemporanea, tra una battuta di caccia e l’altra non disdegna attività più soft come l’allenamento e l’allevamento dei Pokémon. Fedele al Sommo Helix, attende con impazienza la sua reincarnazione, lottando per contrastare la malefica piaga dei DLC e dei season pass. Gira voce che potrebbe tagliarsi le mani se costretto a fare una partita a un gioco di simulazione calcistica.