Unravel – Recensione

  • Titolo: Unravel
  • Piattaforma: PC, PlayStation 4, XBox One
  • Genere: Adventure, Platform
  • Giocatori: 1
  • Sviluppatore: Coldwood Interactive
  • Publisher: Electronic Arts
  • Lingua: Italiano, inglese, francese, tedesco, spagnolo
  • Data di uscita: 9 febbraio 2016
  • Dolce ed emozionante
  • Ottima qualità grafica
  • Eccellente colonna sonora
  • Enigmi spesso semplici e ripetitivi
  • Non particolarmente longevo
  • Bassa rigiocabilità

Quando fu presentato all’E3 2015, Unravel fece scalpore non solo per le sue innegabili doti artistiche ma soprattutto per l’evidente emozione che traboccava dal direttore artistico Martin Sahlin chiamato a presentare il progetto. Sviluppato da Coldwood Interactive, team svedese composto da 14 persone, Unravel innegabilmente riesce a mantenere fede alle parole di Sahlin, ovvero di essere un gioco genuino e con un grande cuore.

Il filo rosso che tutto unisce


Il protagonista di Unravel è Yarni, un pupazzo di lana rossa che prende vita nella casa di una anziana signora. Il tutto ha inizio all’interno dell’abitazione davanti ad un album di foto completamente vuoto. Muovendosi all’interno di questo primo ambiente si dovranno raggiungere delle foto sempre più distanti che ci permetteranno di entrare nel livello corrispondente. Qui saremo impegnati nel superamento di ostacoli e nella raccolta di ricordi raffigurati come diafane immagini statiche oltre al collezionare coccarde di lana rossa posizionate alla fine di ogni livello. Una volta tornati alla casa i ricordi raccolti diventeranno foto che riempiranno le pagine dell’album, le coccarde invece saranno collocate sulla copertina. Yarni ripercorrerà così i vari momenti della vita della signora raccogliendone i ricordi e lasciando dietro di sé il filo rosso da cui lui stesso è composto, simbolo dei legami affettivi che uniscono ogni memoria.

Enigmi e ricordi


Il gioco è un platform basato sulla fisica che punta alla soluzione di enigmi e che vede la completa assenza di nemici. Come già detto in precedenza Yarni lascerà dietro di sé il filo di lana che si dipana dal suo corpicino ed utilizzerà proprio questo per compiere tutte le azioni a sua disposizione e risolvere enigmi. È infatti possibile lanciarne un capo verso alcune sporgenze ed utilizzarlo come liana per superare ostacoli e baratri, oltre a poter fare dei nodi per restare agganciati a determinati oggetti o trascinarli. Per raggiungere punti alti è possibile tendere il filo ed annodare i due capi a delle sporgenze utilizzandolo quindi come ponte o trampolino. Man mano che si procede per il livello, Yarni diventerà sempre più magro e striminzito fino ad arrivare a non poter più procedere oltre; prima che ciò succeda è necessario raggiungere dei gomitoli di lana sparsi qua e là per il livello per rimpinguare la propria scorta di filo oltre a fungere da checkpoint. Se la lana a nostra disposizione non fosse sufficiente a raggiungere il gomitolo successivo, occorrerà risalire il percorso del filo a ritroso e trovare una via più diretta.

Purtroppo l’idea di dover interagire continuamente con il filo per compiere azioni è un’arma a doppio taglio: da una parte l’idea è originale e strettamente legata all’emotività ed al profondo significato del gioco, dall’altra limita profondamente il set di azioni disponibili, cosa non adeguatamente colmata dalla qualità altalenante degli enigmi proposti. La formula generale dei rompicapi infatti si ripropone in maniera più o meno invariata per tutta la durata del gioco rendendo ognuno di questi tranquillamente risolvibile con una diversa combinazione delle stesse azioni, rendendo la difficoltà generale piuttosto bassa ed il gameplay alla lunga ripetitivo. La durata del gioco inoltre si attesta intorno alle otto ore e, a parte la raccolta dei bottoni collezionabili non dà alcun tipo di spunto per una seconda run.

Arte in movimento


Se il gameplay non arriva certo all’eccellenza, lo stesso non si può dire per il lato artistico. Unravel è un concentrato audiovisivo di pura poesia. La prima cosa che si nota è la indubbia qualità grafica che viene resa ancora più incredibile conoscendo le ristrette dimensioni del team di sviluppo. Le ambientazioni sono ispirate ai paesaggi del nord Europa ed ognuna di esse rappresenta lo spirito di ognuna delle fasi della vita: quelle campestri e boscose sono per i momenti gioiosi dell’infanzia, quelle industriali per le fatiche, le tempeste di neve per le sofferenze, e così via. Molto buoni gli effetti di illuminazione e di movimento dell’acqua che, insieme all’alta qualità dei fondali riesce a rendere il quadro grafico complessivo a tratti davvero vicino al fotorealismo. Impossibile non citare anche l’eccellenza del comparto audio, in particolare della colonna sonora realizzata con strumenti classici e con evidenti sonorità nordiche che ben si sposa con ciò che viene mostrato a schermo accompagnando alla perfezione ogni momento, dai più dolci ed emozionanti a quelli più concitati.

Giudizio finale
79

Unravel è un viaggio emotivo ed emozionante in grado di toccare corde profonde come pochi giochi sanno fare grazie ad un comparto artistico eccellente da ogni punto di vista. Purtroppo il gameplay non è all’altezza della situazione proponendo enigmi spesso troppo semplici e alla lunga ripetitivi. Se siete alla ricerca di emozioni o vi piace godere delle varie forme d’arte all’interno dei videogiochi allora è il gioco che fa per voi, se invece siete alla ricerca di un gameplay avvincente ed enigmi che vi facciano perdere il sonno il consiglio è quello di rivolgersi ad altri esponenti del genere.

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Cresciuto con la frase “i videogiochi sono il male del multiverso”, rimane abbagliato da Golden Axe sul 486 del cuginetto in tenera età. Da quel momento vive giorno per giorno sperperando ogni spicciolo in qualsiasi action adventure, platform, FPS single player e JRPG a turni. Per questa sua compulsiva ed insana mania, tira avanti come nullatenente negli slum di Midgar, allacciandosi abusivamente alla rete elettrica pubblica per alimentare il suo PC e la sua amata collezione di PlayStation.