Fairy Tail – Recensione

Ci sono maghi che aprono tomi polverosi, leggono ad alta voce quello che c’è scritto e ti sparano una palla di fuoco in faccia. Poi ci sono quelli che ti sparano una palla di fuoco in faccia, insieme ad un pugno, e un calcio, e un altro pugno: quelli sono i maghi di Fairy Tail, un anime da pochissimo approdato in Italia (doppiato), ma già da tempo uscito nel sol levante. I maghi di questa opera sono forzuti quanto spaccapietre e muscolosi quanto Bruce Lee, non vecchi o vecchie con la barba lunga (per entrambi i sessi) che vanno in  cerca di antichi oggetti maledetti in compagnia di simpatici e pelosi aiutanti. Ci troviamo nel continente di Fiore, una terra dove le gilde e i maghi che ne fanno parte sono all’ordine del giorno; un mondo dove la magia non solo esiste ma fa parte della vita quotidiana esattamente come la tecnologia fa parte della nostra. Fra tutte queste gilde, la più rumorosa, distruttrice e ribelle è quella di Fairy Tail, composta da un gruppo eterogeneo di personaggi particolari, ma unici, di cui l’anime omonimo ne segue le vicissitudini. I personaggi principali sono Natsu, dragon slayer del fuoco, Happy, gatto parlante dotato di poteri magici, e l’affascinante Lucy, evocatrice di spiriti stellari. L’obiettivo di Natsu è scoprire il mistero che si cela dietro l’improvvisa scomparsa dei Draghi.

L’anime è abbastanza vecchio, si parla dell’ottobre del 2009, ma come già accennato, è stato recentemente portato in Italia dallo studio LaBiBi.it. Questo quindi ci permette di parlarne come se fosse un’opera “seminuova” in quanto verrà sicuramente vista da un maggior numero di persone grazie a questo doppiaggio. L’opera nacque come manga dalla mente di Hiro Mishima, autore di RAVE The Groove Adventure , e venne trasformato in un’opera animata dal regista Shinji Ishihara, già direttore della splendida trasposizione animata di Soul Eater, e dello sceneggiatore Masashi Sogo, che si è occupato della trama di Gantz e di alcuni episodi di Bleach, ad esempio. Il tutto è condito dalle splendide musiche di Yasuharu Takanashi (il quale lavorò anche alle musiche dei film di Naruto) che sa adattare le sue note sia alle scene di combattimento, grazie ad un’evidente influenza del celtic metal, e alle parti più sentimentali, attraverso delle sonorità più tenui e meno aggressive. Sotto la supervisione e la produzione dello studio A-1 Pictures, è stata prodotta un’opera di estrema qualità che ha saputo seguire fedelmente le particolari scene della sua omonima cartacea, seppur con qualche saga filler.

Fairy Tail 1POPPE! Tante, belle sode e attaccate a bei corpi. Ora che ho ricatturato all’ultimo la vostra attenzione, passiamo alle considerazioni personali. Fairy Tail è uno shonen, e come tale adempie al suo ruolo in maniera egregia; vi sono combattimenti spettacolari, le tecniche sono urlate ad alta voce e ci sono belle signorine. Potrei finire di parlarne qui, e farei malissimo. Fairy Tail è un’opera che scava a fondo, estremamente più profonda di quanto ci si possa aspettare ed originale nel suo affacciarsi a stereotipi già visti. I personaggi presenti sono una moltitudine incredibile e variopinta come i colori della più bella delle giungle africane, ognuno con le sue peculiarità e caratteristiche. La componente emotiva dei combattimenti è molto presente, ma giustificata in modo anche abbastanza intelligente, seppur non originale. Nel mondo dell’anime, la magia, soprattutto quella del protagonista, dipende fortemente dallo stato d’animo dell’utilizzatore e viene potenziata da forti emozioni, soprattutto se positive. La principale critica mossa contro quest’opera è data dal fatto che i protagonisti vengano sconfitti anche in vantaggio numerico, vincendo successivamente anche in scontri 1 vs 1. Anche se a volte capitano simili episodi, questo accade più che altro perché gli antagonisti attaccano di sorpresa e alle spalle (da notare che questa è una caratteristica prettamente malvagia) al contrario dei personaggi principali che affrontano i pericoli a viso aperto. Nei casi in cui i combattimenti inizino senza questo “round di sorpresa” vediamo come questo tratto scompaia, per essere soppiantato dalla forza morale ed emotiva dei membri della gilda. Ritroviamo inoltre l’onnipresente tema del “nakama” dei compagni che diventano famiglia, che trova la sua massima espressione nella gilda protagonista. In questo caso le vicende sono rappresentate in maniera migliore, a mio dire, di altre opere contemporanee: la famiglia nasce da non da legami di sangue, ma neanche da situazioni orribili, la gilda non è ritrovo di persone con un passato terribile, ma spesso hanno esperienze che risultano normali anche ai nostri occhi (la fuga da casa, la scomparsa di un genitore magari). In alcuni casi, vi sono vicende dure da superare. Più di frequente, le vicissitudini trasformano i personaggi negli antagonisti, ma non per gli eventi in sé, ma quanto per la loro incapacità di superarli o accettarli con il cuore colmo di speranza. È interessante vedere come spesso gli avversari dei protagonisti siano poco differenti, come se fossero ognuno l’immagine riflessa dell’altro; magari avrebbero potuto essere compagni, se solo non si fossero fatti sommergere dal pozzo nero e oscuro delle loro stesse tragedie. Sono piuttosto pochi gli antagonisti davvero malvagi, mostri nel senso di deviati mentali che cercano distruzione fine a se stessa. Il più delle volte, la redenzione è la conseguenza della vittoria; talvolta alle persone serve solo una piccola spinta nella giusta direzione. Un’altra caratteristica interessante è il continuo riproporsi di personaggi secondari, che riappaiono in vari episodi anche molto distanti fra di loro, ma che comunque ricordiamo grazie ad una buona caratterizzazione: questo elemento è spesso usato male nelle opere contemporanee, a causa di una discutibile gestione delle sottotrame, le quali risultano spesso create ad hoc anziché pensate fin dall’inizio. In Fairy Tail invece, i personaggi reagiscono al mutare degli eventi assecondando i propri desideri e gli scopi del momento, comportandosi più da umani che da semplici cartoni animati in 2D, mostrando quindi logica nelle loro azioni e soprattutto nelle scelte. La parte più succosa, infine, sono i misteri che avvolgono l’opera, a partire dalla scomparsa dei draghi fino all’identità di Zeref, il villain principale. Fairy tail quindi si presenta come un anime con chiavi di lettura a più livelli, che piace sia per i suoi personaggi che per le tematiche, presentate in maniera abbastanza originale e mai noiosa, che porta lo spettatore a voler tirare pugni di fuoco e fulmini.

Senza dubbio il suo più grande sogno è quello di realizzare un’armatura atomica e poterla indossare cavalcando Alduin. Adora la Bethesda, tanto da sposarla se fosse donna; al secondo posto viene la Blizzard, la sua amante segreta. In un anfratto segreto della propria stanza ha allestito un altarino dedicato al Sommo Asimov e Lovecraft, uniche divinità in cui crede fermamente. Attenti a non importunarlo troppo, potrebbe lanciarvi il paffutissumo e dolcissimo Mordicchio, palla di pelo formato felino.