The Legend of Zelda: Link’s Awakening – Recensione del Remake per Nintendo Switch

  • Titolo: The Legend of Zelda: Link’s Awakening
  • Disponibile su: Nintendo Switch
  • Versione analizzata: Nintendo Switch
  • Genere: Action-Adventure
  • Giocatori: 1
  • Sviluppatore: GREZZO
  • Publisher: Nintendo
  • Lingua: Italiano (testi)
  • Data di uscita: 20 Settembre 2019
  • Grafica molto colorata e pulita
  • Ripropone il fascino degli Zelda classici ed elementi da puzzle game
  • Miglioramento delle attività extra
  • Dungeon Maker carino e con potenziale
  • Frequentissimi cali di frame nel’overworld
  • Pesante mancanza di intuitività nelle meccaniche dei nemici
  • Missioni secondarie del Dungeon Maker noiose

Un letto, una casa e un Eroe assopito. Non è la prima volta che i nostri occhi si posano su una scena del genere in un “The Legend of Zelda”, e ogni volta che questa scena si ripresenta alla mia attenzione, ammetto che qualche brivido di nostalgia percorre la mia schiena. Gli Zelda “classici” sono ancora oggi invecchiati bene, chi più chi meno, e sono particolarmente favorevole a riproporre in chiave moderna e rivisitata quei capitoli che hanno subito più pesantemente l’influenza del tempo. Potete quindi facilmente immaginare la mia reazione quando, il 13 Febbraio 2019, durante uno dei suoi iconici Direct, Nintendo ha annunciato l’arrivo del remake di “The Legend of Zelda: Link’s Awakening” su Nintendo Switch.

Questo capitolo, seguito diretto di A Link to the Past, è sempre stato uno dei capitoli più iconici dell’intera saga sin dal suo rilascio per Game Boy, a cui è seguito quello per Game Boy Color. Tra citazioni e cameo di altre serie Nintendo come Kirby e soprattutto Super Mario, una situazione ad oggi mai ripetuta in nessuno Zelda e un’atmosfera che verrà spesso ripresa nel futuro, “The Legend of Zelda: Link’s Awakening” è sicuramente una piccola perla che sa dire ancora la sua. La versione Switch sarà riuscita a restituire lustro a questo titolo? Scopriamolo assieme.

BENVENUTI A KOHOLINT


Partiamo con l’ovvio: il titolo è un REMAKE (non Remastered, attenzione) dell’originale titolo del 1993, nello specifico della sua versione “DX” per Game Boy Color. Il gioco si presenta come un fedele restauro 1:1 della quarta iterazione della saga nata dalla mente di Shigeru Miyamoto, e lo fa sin dalla sua apertura: abbiamo infatti una vera e propria opening animata in cui troviamo un Link in evidente difficoltà far fronte ad un nubifragio (anch’essa un remake dell’opening in grafica di gioco dell’originale). Al termine del video, Link si ritrova sulla spiaggia dell’isola di Koholint, dove verrà ritrovato da un’abitante dell’isola, Marin, facendoci avere, con una splendida transizione dalla spiaggia all’inquadratura dell’uovo del pesce vento, il primo impatto con la particolarissima grafica di gioco.

 

È necessario, a mio avviso, spendere due parole sulla grafica, nel bene e nel male. Sono passato dall’essere molto scettico sulla grafica durante la visione del primo trailer ad esserne completamente rapito durante il Direct dell’E3. Questo stile è la naturale evoluzione e il perfezionamento di quello che avevamo già potuto ammirare 6 anni fa nello splendido “A Link Between Worlds”. Il mondo di gioco è estremamente pulito, rifinito, e sembra di vivere un’avventura animata in stop-motion in un mondo fatto di modellini giocattolo. È una scelta artistica molto precisa, che può piacere come non piacere, ma va riconosciuto che Nintendo e GREZZO hanno compiuto un lavoro davvero cristallino. La grafica di gioco è un piacee per gli occhi, rilassa e non stanca la vista permettendo al giocatore di rimanere concentrato sulle sfide che Koholint mette costantemente di fronte a Link.

Nonostante tutte queste meritatissime lodi, è però necessario fare un doveroso appunto su quello che, a mio avviso, è uno dei punti più deboli di questo Remake: la stabilità del framerate. Se infatti abbiamo un mondo di gioco davvero piacevole da ammirare, dall’altro canto, quasi sempre, dopo una transizione dovuta al cambio di “stanza” il gioco scenderà per un paio di secondi a pochissimi frame per poi tornare rapidamente a 30. Non è di certo qualcosa che intacca l’esperienza di gioco (avendo completato Link’s Awakening al 100%, posso assicurare che durante le Bossfight non si sono MAI verificati cali di frame), ma d’altro canto non è nemmeno un difetto ignorabile: parliamo di un drop del framerate costante e reiterato ogni qualvolta c’è una transizione di qualsiasi tipo nell’overworld. Lo dico a malincuore, ma questo aspetto mi ha profondamente deluso, soprattutto in virtù di tutti gli apprezzamenti fatti prima. Confido, però, che con futuri aggiornamenti il gioco venga patchato.

VIAGGIO NELL’ISOLA MISTERIOSA


Proseguendo con l’avventura, Link dovrà completare una lunga quest principale articolata su un percorso molto preciso, con l’obiettivo di risvegliare il pesce vento e poter finalmente lasciare Koholint per tornare ad Hyrule. In questo aspetto, il Remake è assolutamente identico alla sua controparte originale: si avverte con molta fermezza la sensazione di star viaggiando su dei binari estremamente precisi e dettagliati senza avere molta possibilità di spaziare, se non con le attività extra classiche degli Zelda (ricerca dei collezionabili, frammenti di cuore, quest secondarie per ottenere armi, pesca ecc.) e quelle peculiari di questo gioco, come la Claw Machine, utile al completamento di una sub-quest sull’ottenimento di statuette provenienti dall’universo di Super Mario. In questo, Link’s Awakening si conferma un gioco ancorato al tempo in cui è uscito, offrendo al giocatore ben poca possibilità di decidere da solo la propria strada. Tuttavia, questo porta, a seconda dei casi e dei gusti personali, anche aspetti positivi, in quanto restituisce al gioco quell’aspetto di “puzzle game” che nel quasi perfetto “Breath of the Wild” era stato relegato ai Sacrari e ai Colossi Sacri. Personalmente preferisco il secondo approccio al primo, ma è innegabile che riproporre una formula del genere, nel 2019, senza renderla noiosa è un lavoro ammirevole.

Il gioco, inoltre, presenta ancora luoghi segreti come il Dungeon dei Colori, celebrandi così la particolarità che aveva la versione per Game Boy Color, e migliora alcune condizioni a cui è sopposto Link, nonché la difficoltà di alcune sfide. Il numero massimo di cuori viene alzato a 20, e le conchiglie da trovare diventano 50. Scelte interessanti e utili a rendere questo capitolo un po’ più vicino a degli Zelda in chiave più moderna, quindi nettamente apprezzabile questo tentativo di Nintendo.

Sarebbe bello, quindi, poter dire che questa riproposizione fedele nella struttura della trama e del gameplay, con oggetti precisi da prendere al momento giusto, sia stata riproposta senza troppe sbavature, ma purtroppo non è così. Questo remake si porta dietro quello che, a mio avviso, è uno dei problemi principali che affliggeva Link’s Awakening e altri “Zelda classici” come, per esempio, Minish Cap (di cui ben gradirei un Remake): il gioco, soprattutto nella battaglia finale, non è MINIMAMENTE intuitivo.

Come in ogni Zelda di stampo più classico, nei vari Dungeon propedeutici al completamento del gioco possiamo trovare diversi strumenti utili alla nostra avventura, al combattimento e all’esplorazione. Tuttavia, se durante l’esplorazione è ovvio quale strumento dobbiamo utilizzare per saltare un’ostacolo o nuotare, durante certe Boss Fight non è seriamente possibile capire, se non andando per tentativi, come sconfiggere il nemico di turno. È un problema a mio avviso grave, in quanto può creare uno scomodo sentimento di frustrazione in un giocatore neofita, e spero che in futuri remake, che spero arriveranno, questi problemi vengano corretti.

VUOI UN DUNGEON? E FATTELO TU!


Ultimo ma non ultimo, è necessario parlare anche della vera e propria novità di questo gioco: il Dungeon a Tessere. Completando i vari dungeon del gioco, infatti, sarà possibile sbloccare le corrispettive “tessere”, ovvero le stanze del Dungeon, all’intero della capanna di Dampei e utilizzarle per comporre a proprio piacimento dei Dungeon personalizzati, con la possibilità di completare delle piccole missioni in cui sarà Dampei stesso a darci degli obiettivi durante la creazione del Dungeon che ci frutteranno delle buonissime ricompense. Il numero delle tessere, però, non è legato solo al completamento dei Dungeon, in quanto in giro per Koholint è possibile ottenere delle Pietre Tessera, ovvero pietre particolari che Dampei può trasformare in Tessere, completando varie attività, come la pesca, la caccia alle conchiglie e il gioco alla moda.

Nonostante, personalmente, avrei preferito una creazione completamente libera dei Dungeon, con creazione autonoma delle stanze, mi rendo conto che anche con questa scelta mi sono divertito tantissimo. Questa modalità presenta il suo fascino, in quanto spinge il giocatore non ad una vera e propria creazione libera del Dungeon, ma bensì ad una chirurgica scelta di assemblaggio di un vero e proprio puzzle, avendo anche così modo di riaffrontare, mischiati, certe situazioni che durante l’avventura erano risultate essere ostiche. Qui, ancora una volta, Link’s Awakening si riconferma uno Zelda in stampo molto classico, riproponendo anche in una meccanica completamente nuova quegli elementi che in passato hanno fatto la storia di questa saga. Alcune missioni, alla lunga, risultano essere noiose e non una vera e propria sfida, ma va comunque sottolineato come questa funzione abbia potenziale di sviluppo nel futuro.

Giudizio finale
80

Nonostante alcuni difetti su cui era possibile, a mio avviso, prestare più attenzione, “The Legend of Zelda - Link’s Awakening” è promosso. Gli Zelda classici sono ben lontani da morire, e spero che possano continuare a coesistere con il futuro della saga, ormai chiaramente avviato sulla strada di “Breath of the Wild”, ancora per diverso tempo (Nintendo guarda che dicevo sul serio sul Remake di Minish Cap). Consiglio vivamente questo gioco sia a chi lo ha giocato su Game Boy che agli appassionati di Zelda che ancora non lo hanno provato, ma anche ai neofiti che hanno giocato solo Breath of the Wild. Il pesce vento attende anche voi, e per svegliarlo Link avrà bisogno dell’aiuto di tutti.

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Videogiocatore per scelta, Nintendaro dalla nascita. Pronto sempre a nuove esperienze, è ansioso di viaggiare per il mondo lanciando la sua sfera per far vedere di cosa è capace. Nel tempo libero, non disdegna di picchiare a sangue qualche Heartless troppo cresciuto o partecipare a una qualche guerra in cambio di una coppa dei desideri.